L'autore di "Una questione privata" ci racconta il fascino delle culture orientali

Romanzo di Francesco Saverio Ojetti Qualche giorno fa abbiamo parlato del libro “Una questione privata” del giovane autore Francesco Saverio Ojetti. Di seguito proponiamo una breve intervista all’autore dove ci spiegherà come è nata l’idea di questo racconto, il ruolo dei diversi personaggi e soprattutto il fascino delle culture orientali.

Come è nata l’idea di questo libro?
Ho vissuto a Barcellona nell’inverno del 2006. Le collaborazioni giornalistiche con un settimanale irlandese e il lavoro in un bar del centro. Qui l’incontro con Mark, per me un uomo nuovo. Un “uomo qualunque”, apparentemente insoddisfatto ma con una storia alle spalle ben più interessante, sicuramente discutibile e dannata ma comunque unica. Un giornalista americano di 50 anni. Giovane nel corpo e nell’animo. Uomo sposato e padre di una bambina irresistibilmente bella. Uomo vivo e capace ma schiavo dell'alcol e della cocaina. Il bar è il suo riferimento quotidiano. Lavora al suo nuovo libro, viene con le sue pile di fogli, beve birra e racconta. È un uomo stimolante, nasce presto con lui un serio e spinoso confronto intellettuale. Poi il viaggio a Beirut e Damasco, dal fascino quasi insopportabile al ricordo, che si inseriscono nella storia con la fantasia d'un vignettista.

Qual è il messaggio che intendi comunicare e soprattutto quali sono gli spunti di riflessione che vuoi proporre?
Ognuno di noi è unico, qualunque sia il motivo che ci rande tale. Questo racconto nasce però da un’idea privata di fondo, da una convinzione personale, costretta al confronto psicologico proprio dallo stimolo che quell’uomo (Mark) provoca in me. Cosa affascina intellettualmente di una persona seriamente cocainomane ed alcolista (perchè è da qui che nasce l’idea di raccontare qualcosa)? Non un’intelligenza fuori dalla norma, non una simpatia extra, ma una capacità di analisi critica della realtà che cozza completamente con un’esistenza ciclica e piatta, come è la sua.


Hai descritto un personaggio debole che non riesce ad andare avanti se non ottiene legittimazione dagli altri. Come mai e perchè hai scelto di non dargli un nome?
È esattamente così. Forse perchè soltanto un uomo debole può provare un fascino così attivo nei confronti di un uomo del genere. La schiavitù umana a pratiche che nuociono la salute e la sfera psico-fisica fino al disastro è deplorevole, perchè è autodeterminata ed autoreferenziale. Certo, può essere provocata ed imposta da agenti esterni ma resta dopotutto una scelta. Credo sia nella debolezza però che il personaggio trova la forza di confrontarsi con l’ego superlativo di un uomo come Mark. E credo anche che quell’ego superlativo di Mark nasconda in realtà una debolezza ben più determinante con la quale è decisamente più facile, seppur meno stimolante, confrontarsi.


Qual è il ruolo di Carola e di Mark?
Sono entrambi personaggi chiave che danno al racconto il senso e ne ripercorrono lo spirito. Con Mark nasce la storia, con Carola finisce. Personaggi che non si intrecciano, ma che viaggiano parallelamente lungo parte della storia dell’interprete, personaggi diversi eppure determinanti per le sue scelte. Eddy è colui che è nel mezzo. Discreto ed attivo, mette tutti in relazione. A volte è il diavolo tentatore, a volte la voce della coscienza.


Dal racconto è evidente che ti affascinano le cultura orientali. Quali sono gli aspetti che ti hanno attratto maggiormente?
Il Medio Oriente è un territorio aspro. L’economia, la politica e la cultura sono sospese e come anelli di nebbia che sfumano al vento, avvolgono le cime dei cinque pilastri dell’Islam. Sono territori umani, dove i confini toccano la sfera pubblica più di ogni altra cosa. Territori dove non dovrebbe esserci posto per l’uomo occidentale ma dove invece posto c’è, ed incredibilmente solido ed ospitale. Sono territori ingombranti, perchè tutto quello che c’è da sapere su di loro non entrerà mai nel tuo bagaglio di viaggio, e perchè il loro ricordo non sfuma con il ritorno.

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