Corso di scrittura creativa: VI puntata

Una mano scrive una parola

Torno brevemente al problema stile-trama per una breve precisazione che porti avanti di un passo il discorso. La maggior parte degli scrittori aspiranti o esordienti finisce per concentrarsi solo sullo stile. Crede che uno stile brillante, spiritoso, sorprendente sia il vero punto di forza o, peggio, la condizione sufficiente di un racconto.

Il risultato è il proliferare a cui assistiamo tutti i giorni di sterili esercizi di stile, fini a se stessi e di nessun interesse.

D'accordo, Calvino scrisse Se una notte d'inverno un viaggiatore. Ma era Calvino, già autore de Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, per citarne solo tre. Sperimentava sapendo narrare, ben consapevole di ciò che faceva. (E comunque, io preferisco Pavese.)

Credo che, per quanto lo stile possa essere brillante e sorprendente in se stesso, la brillantezza e le sorprese che veramente contano sono quelle offerte dalla trama.

Una scena può essere descritta in modo vivido, suggestivo, poetico, evocativo. Ma sarà emotivamente coinvolgente o sconvolgente soltanto se rappresenterà una forte svolta narrativo, un punto di non ritorno della storia.

In sintesi: più è profondo il mutamento nella storia, più la scena rischia di risultare intensa e memorabile

Possiamo descrivere un omicidio in decine di pagine vivide, grandguignolesche e crudeli. Magari non un semplice omicidio, ma un omicidio con tortura di un bambino paraplegico in un lager nazi-comunista diretto da un lupo mannaro coi vampiri come kapò. Ma se l'assassinato è un personaggio irrilevante di cui al lettore non frega niente (perché l'autore non ha voluto o potuto creare un rapporto di empatia e immedesimazione, seppur parziale), la scena non raggiungerà mai livelli emotivi memorabili.

Narrare una storia significa raccontare un mutamento, un percorso a tappe con una partenza e un arrivo. Le tappe sono i piccoli mutamenti progressivi che portano al traguardo: più radicali sono, più appassionante sarà il percorso.

Il re di tutti gli esempi è Psycho di Robert Bloch. Quando a metà del libro muore - in una scena estremamente asciutta ed ellittica - nientemeno che la protagonista, lo shock per il pubblico è radicale. Il lettore è spiazzato, sconvolto, incapace di prevedere quello che accadrà da lì a un minuto. È una preda ormai indifesa nelle mani del narratore.

Secondo me è questo il risultato a cui uno scrittore di narrativa dovrebbe costantemente puntare. E l'unico modo per ottenerlo è convincersi che la storia viene prima di tutto, mentre lo stile è una conseguenza della trama, una sorta di vestito che la padrona ritaglia addosso alle proprie forme.

Continua venerdì prossimo...

Puntate precedenti: 1, 2, 3, 4, 5

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