In anteprima mondiale per Booksblog l’ultimo libro di Wilbur Smith, Vendetta di sangue

Wilbur Smith, Vendetta di sangueSe c’è uno scrittore che non ha bisogno di presentazioni, questo è Wilbur Smith. Nato nel 1933 nell’attuale Zambia, esordisce con Il destino del leone nel 1964. Da allora, solo in Italia ha venduto qualcosa come 23 milioni di copie.

E ha scelto proprio l’Italia – uno dei paesi che più lo segue – per pubblicare in anteprima mondiale il suo ultimo romanzo, Vendetta di sangue, appena uscito come sempre per Longanesi, di cui noi di Booksblog abbiamo l’onore e il piacere di pubblicare in anteprima le prime pagine.

Il libro ruota attorno alla figura di Hector Cross: qualcuno ha ucciso sua moglie che stava per dargli una figlia che per fortuna sopravvive all’agguato. Hector a questo punto è solo con una bambina da crescere, ma non è l’unica cosa che cresce: Hector alleva dentro di sé un desiderio irreprimibile di vendetta.

Ma chi è il nemico contro cui combattere? I terroristi che ha combattuto per una vita con la sua squadra della Cross Bow Security? Oppure dovrà combattere con i segreti di famiglia di una donna – sua moglie, Hazel – che non è stata del tutto sincera con lui? La verità, come sempre, ha una doppia faccia: una che guarda a un passato fatto di potere, denaro, violenza e follia; e una faccia che guarda a un presente fatto di dolore, ma soprattutto guarda a un futuro assetato di vendetta.

Wilbur Smith, Vendetta di sangue (in libreria dal 31 gennaio 2013)

Appena prima dell’uscita 10, il traffico si diradò e Hazel partì a tutta birra. Hector dovette spingere la Range Rover fino a quasi duecento chilometri orari, per non perderla di vista. La chiamò con l’auricolare: «Datti una calmata, amore. Ricordati che hai a bordo un passeggero molto importante».

Lei gli rispose con una pernacchia, ma rallentò fino quasi a rispettare il limite di velocità.

«Vedi che se vuoi riesci a fare la brava?» disse Hector, e rallentò anche lui.

«Siamo quasi all’uscita 9. Veicolo rosso sempre davanti. Ha imboccato lo svincolo per la A272. Anche veicolo nero in uscita» disse il motociclista nel microfono nascosto e attese il segnale di «ricevuto».

Hazel prese la tangenziale di Winchester, l’antica cittadina famosa, oltre che per la cattedrale, per essere stata capitale e roccaforte del regno di Alfredo il Grande. A tratti Hector vedeva il campanile che sovrastava i tetti della città. Proseguirono e la Ferrari rossa rallentò in prossimità del cartello che indicava SMALLBRIDGE ON TEST e BRANDON HALL. Hector seguì Hazel e, poco dopo aver svoltato, notò due operai lungo la strada. Avevano giacconi impermeabili gialli con strisce catarifrangenti e sulla schiena la scritta BRITISH ROADS. Stavano scaricando transenne di acciaio da un camion. Hector prestò poca attenzione agli operai perché il distacco fra lui e la Ferrari stava aumentando. A parte loro, la strada era deserta.

Meno di un minuto dopo, anche la moto prese lo svincolo per Smallbridge. Passando davanti agli operai, il motociclista seduto dietro alzò la mano guantata. A quel segnale i due entrarono in azione. Sistemarono le transenne in mezzo alla strada bloccando il traffico in entrambe le direzioni, e misero un grosso cartello giallo e nero con la scritta STRADA CHIUSA. DIVIETO DI ACCESSO. DEVIAZIONE.

Una grande freccia nera indirizzava il traffico lungo la strada principale, isolando Hazel e Hector e la moto che li seguiva. Gli operai risalirono in fretta sul camion e si allontanarono. Avevano concluso il lavoro per cui erano stati pagati.

Vicino a casa, Hector era più rilassato. Guardò nello specchietto retrovisore una sola volta, notò una moto a duecento metri da lui e riprese a guardare la strada che serpeggiava stretta fra le colline, in mezzo a campi verdi e boschetti. Lì Hazel era costretta a ridurre la velocità.

«I due veicoli sono nella zona stabilita» annunciò il motociclista davanti. Questa volta gli arrivò la risposta: «Ricevuto, stazione uno. Vi vediamo, sia voi sia il bersaglio».

Improvvisamente fra la moto e la Rover di Hector si frappose un altro veicolo, che sbucò dallo sterrato di una fattoria, da un gruppetto di alberi dov’era rimasto nascosto in attesa del passaggio di Hector. Era un grosso furgone Mercedes Benz con targa francese e guida a sinistra. A parte questo, era un veicolo che sarebbe passato inosservato. Il motociclista alla guida accelerò fino ad arrivare a cinque o sei metri dal furgone. Nel frattempo la Rover di Hector aveva oltrepassato la collina. Quando il Mercedes e la moto arrivarono in cima alla salita, videro che la strada scendeva in un’ampia vallata paludosa. Nel punto più basso, la strada correva su uno stretto terrapieno che Hector stava percorrendo in quel momento, mentre la Ferrari rossa era già in procinto di superare un’altra collina. L’autista del Mercedes sorrise soddisfatto: la trappola stava per scattare. Premette l’acceleratore, sfrecciò giù per la discesa e si avvicinò alla Rover strombazzando. Hector guardò nello specchietto retrovisore.

«E tu da dove spunti, stronzo?» esclamò sorpreso. L’ultima volta che aveva guardato, dietro di lui non c’era nessun furgone.

Calcolò che, benché la strada fosse molto stretta, c’era abbastanza spazio per lasciarlo passare e rallentò per farsi sorpassare. Il Mercedes gli sfrecciò accanto, vicinissimo.

Hector si trovò fianco a fianco con la cabina del furgone solo per una frazione di secondo. Il guidatore, che era a sinistra, lo guardò dall’alto in basso e Hector rimase sbigottito nel vedere che indossava una maschera di gomma con le fattezze di Richard Nixon. L’uomo teneva il braccio sinistro fuori dal finestrino: Hector notò che era molto muscoloso e scuro di pelle e che aveva un tatuaggio rosso.
Subito dietro il furgone, con la ruota davanti che quasi lo sfiorava, c’era una Honda Crossrunner nera, con due uomini in sella. Avevano il casco integrale con la visiera scura e indossavano una tuta di pelle nera da motociclista.

La Ferrari era quasi in cima alla collina e Hector si allarmò per l’intrusione di quei due veicoli.

«Hazel!» gridò, in preda a un brutto presentimento. L’istinto gli diceva che sua moglie era in pericolo.

Il suo primo impulso fu di telefonarle, ma si trattenne per non sprecare secondi preziosi. Il Mercedes e la moto lo stavano lasciando indietro. Hector premette sull’acceleratore e si lanciò all’inseguimento. Vide la Ferrari scomparire oltre il crinale e si concentrò sui due veicoli davanti a sé, cercando di accorciare le distanze. Il motore della sua Range Rover era nuovo e in ottime condizioni.

D’istinto portò la mano destra sotto la giacca, dove di solito teneva la Beretta 9mm in una fondina ascellare. Ma naturalmente non la trovò: nella vecchia Inghilterra era proibito girare armati.

«Maledetti politici» ringhiò. Fu un pensiero fugace, tuttavia: non era il momento di distrarsi. Decise di speronare prima il Mercedes, che era il bersaglio più facile. Doveva semplicemente accostarlo e ricorrere alla vecchia tattica di urtare una delle ruote posteriori per farlo finire fuori strada. Neutralizzare la moto sarebbe stato più difficile, ma una volta tolto di mezzo il furgone avrebbe trovato una soluzione.

Li aveva praticamente raggiunti. La Honda si spostò sull’altra corsia e accelerò, preparandosi a sorpassare il furgone. Hector si trovò davanti il portellone posteriore. L’autista del Mercedes cominciò a zigzagare per impedire a Hector di superarlo.

«Merda!» imprecò Hector, nel vedere che le porte posteriori del furgone si aprivano. «Cosa...?»

Dal portellone aperto, vide un enorme pallet carico di blocchetti di cemento avvolti in plastica trasparente. Doveva esserci un uomo nascosto dietro, che stava spingendo fuori il pallet munito di rotelle. Hector capì cosa stava per succedere e frenò di colpo. Appena in tempo.

Il pallet rotolò giù dal furgone, davanti alla Rover. L’involucro di plastica cedette e sulla strada si sparsero tonnellate di grossi mattoni di cemento, bloccando il passaggio. Formavano una barriera che si estendeva da un ciglio della strada all’altro e che avrebbe messo a dura prova qualsiasi mezzo, persino il suo. Hector riuscì a fermarsi a pochi centimetri di distanza. Vide che il furgone aveva scaricato altri due pallet, rendendo impraticabile la strada per cinquanta metri buoni, e stava proseguendo insieme con la moto su per la salita oltre la quale la Ferrari di Hazel era già scomparsa.

In un attimo Hector valutò la situazione. L’ostacolo era insuperabile, ma lui doveva provarci comunque. Innestò la marcia ridotta, premette l’acceleratore e si lanciò contro la barriera. Cominciò a inerpicarsi faticosamente, con il telaio che strisciava e sbatteva contro i blocchetti di cemento, che si spostavano sotto il peso del fuoristrada impedendogli di far presa. Perse velocità fino a rimanere fermo a metà della barriera, con tre ruote che giravano a vuoto e la quarta, anteriore, incastrata fra due blocchi.

Il furgone e la moto scomparvero oltre la collina. Hector, disperato, innestò la retromarcia e accelerò. La Rover slittò di lato, ondeggiando e minacciando di rovesciarsi. Finalmente la forza di gravità ebbe il sopravvento e Hector si ritrovò sulla strada con le quattro ruote sull’asfalto. Aprì la portiera e, in piedi sul predellino, si guardò disperatamente intorno alla ricerca di un modo per aggirare l’ostacolo.

Vide che la strada era costeggiata su entrambi i lati da una recinzione di filo spinato che doveva servire a impedire al bestiame di uscire dai campi. Oltre la recinzione correvano due canali pieni di un fango nero e denso, uno per lato.

«L’hanno studiata bene. La strada e` stretta, i blocchi di cemento sono una barriera insuperabile, e sia da una parte che dall’altra ci sono una recinzione, un canale e un pantano. Maledetti bastardi!» Imprecando, Hector si rimise al volante, allacciò la cintura di sicurezza e fece inversione, fermandosi di fronte a un punto della recinzione in cui il filo di ferro era quasi del tutto arrugginito. Trasse un profondo respiro e borbottò: «Proviamo!»

La Rover partì verso la recinzione, il filo spinato cedette rimbalzando contro la carrozzeria come una frusta, e l’auto atterrò nel fosso fangoso. Hector venne sbalzato in avanti con tanta violenza che temette che la cintura gli fratturasse la clavicola. Incurante del dolore, strinse il volante con tutta la sua forza per non perdere il controllo della vettura. Con grande sforzo, la Rover si trascinò fuori del pantano e cominciò ad avanzare sull’erba. Hector sterzò per proseguire parallelamente alla strada. Non era facile: per due volte rischiò di impantanarsi ancora, ma, slittando faticosamente e sollevando schizzi di fango e zolle, riuscì a proseguire. Aveva il parabrezza così infangato che quasi non vedeva dove andava e azionò il tergicristallo. Superati i blocchetti di cemento, si accinse a tornare sulla strada sterzando molto dolcemente. Il terreno era più asciutto e Hector aumentò di poco la velocità. Vide che in quel punto il canale era meno profondo e provò ad attraversarlo. Sobbalzando e sbandando, il fuoristrada riuscì ad arrivare dall’altra parte e a inerpicarsi verso la strada asfaltata. La pendenza non era così forte, in quel punto. Hector accelerò e si buttò contro la recinzione. Il filo spinato non cedette subito e Hector temette di non farcela, ma poi un paletto si spezzò e la Rover vi passò sopra. Hector tirò un sospiro di sollievo e sterzò per riprendere la sua corsa verso la collina, oltre la quale erano scomparsi Hazel e i suoi inseguitori.

A cinque chilometri dal bivio per Brandon Hall, come un cavallo che sente l’odore della stalla, Hazel accelerò e, senza rendersene conto, aumentò la distanza dal Mercedes che la seguiva. Non si era nemmeno accorta della sua presenza: di norma, guardava poco nello specchietto retrovisore, se non per controllare il trucco.

L’uomo con la maschera di Nixon stava già andando al massimo. Nel vedere che il bolide rosso accelerava, capì che doveva assolutamente raggiungere Hazel prima del bivio per Brandon Hall, che era a meno di due chilometri di distanza. Aprì il finestrino e si sporse con tutta la testa, facendo lampeggiare i fari e agitando un braccio. Suonò anche il clacson. La Ferrari frenò e lui continuò a strombazzare e a lampeggiare.

Hazel, sorpresa, impiegò un po’ a capire che l’uomo stava cercando di dirle che doveva fermarsi... ma perché? Poi vide che dietro il furgone la strada era vuota e che della Range Rover di Hector non c’era traccia. Impallidì.

È successo qualcosa a Hector e il guidatore del furgone sta cercando di avvertirmi. Avrà avuto un incidente. Forse e` ferito o... Lasciò la frase a metà. Non voleva nemmeno pensarci. Frenò di colpo e accostò sul ciglio erboso. Il furgone si avvicinò, continuando a strombazzare e lampeggiare. Dietro la maschera, l’uomo al volante sorrise nel vedere che il trucco aveva funzionato e che la donna era confusa e allarmata. Si era fermata nella posizione ideale: la Ferrari era sull’orlo del canale che correva lungo la strada, in un tratto non protetto da nessuno steccato.

In quel momento Hector arrivò in cima alla salita e inquadrò subito la situazione.

«No!» gridò disperato. «Non ti fermare per quel bastardo! Scappa più veloce che puoi, amore mio!» Schiacciò l’acceleratore a tavoletta e la Rover sfrecciò giù per la discesa, ma la distanza era troppa. Hector si trovava a circa quattrocento metri di distanza, spettatore impotente della tragedia che stava per consumarsi sotto i suoi occhi.

Il Mercedes non rallentò e, arrivato all’altezza della Ferrari ferma sul ciglio della strada, sterzò all’improvviso e le andò contro. Si sentì uno schianto terrificante e dalle lamiere si alzò una pioggia di scintille. La Ferrari, più leggera, venne sbalzata nel fosso e atterrò sulla fiancata sinistra; rimase lì, con due ruote per aria e la fiancata destra ammaccata malamente. Il Mercedes ondeggiò paurosamente e sbandò verso il lato opposto della strada, ma il conducente riuscì a mantenere il controllo e sfrecciò via sgommando.
La moto, che seguiva il furgone, inchiodò nel punto in cui la Ferrari era uscita di strada. Il guidatore rimase in sella con il motore acceso, pronto a ripartire, mentre il passeggero scendeva e correva verso la Ferrari rovesciata, agile e veloce come una scimmia. Dal ciglio del fosso saltò sulla fiancata destra dell’auto e, tenendosi in equilibrio vicino al finestrino del guidatore, sollevò le braccia sopra la testa. Fu solo in quel momento che Hector si rese conto che impugnava un mazzuolo. Il vetro del finestrino, pur essendo infrangibile, non poteva resistere al colpo tremendo che l’uomo gli sferrò dall’alto, e si incrinò. L’uomo sollevò di nuovo il mazzuolo e diede un’altra botta. Questa volta il vetro andò in mille pezzi, che piovvero addosso a Hazel, trattenuta sul sedile dalla cintura intorno al pancione. Si coprì il volto con le mani per proteggersi dalla cascata di schegge di vetro, mentre l’uomo si liberava del mazzuolo e tirava fuori una pistola dalla tasca del giubbotto di pelle.

Con la mano libera il motociclista sollevò la visiera del casco e con l’altra puntò la pistola nell’abitacolo.

Wilbur Smith
Vendetta di sangue
traduzione di Lucio Zarchini
Longanesi, 2013
pp 512, euro 19,90

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