Lance Armstrong, la sua autobiografia Non solo ciclismo

Uno degli eventi televisivi della settimana scorsa è stata l'intervista di Oprah Winfrey a Lance Armstrong, l'atleta texano campione di ciclismo che ha subìto la revoca di tutti i suoi trofei maggiori a causa delle accuse di doping. Un'intervista, ha spiegato la Winfrey, che è stata in assoluto la più coinvolgente della sua carriera; se molti sono quelli che hanno storto il naso parlando di strategia difensiva, le ammissioni e le scuse di Lance, e soprattutto la sua commozione parlando dei figli sono un dato innegabile della carattere intenso di questo personaggio: ambiguo e sovrumano ma in fondo, non così tanto.

Incuriosita, sono andata a leggermi allora la sua prima autobiografia; It's not about the bike, uscito in Italia nel 2000 con il titolo Non solo ciclismo - Il mio ritorno alla vita; un modo in più per avere dei termini di paragone e capirci meglio in questa storia tutta americana di self-made man arrivato dal niente, di vittorie incredibili e di come rinascere dopo aver conosciuto il dolore della malattia.

L'indizio numero uno sulla sua personalità è messo subito in chiaro dall'autore: tutto quello che è lo deve a sè stesso e alla madre, che l'ha avuto giovanissima e l'ha cresciuto da sola, andando a fare un sacco di lavori pur di permettergli di praticare seriamente lo sport. Il padre biologico li ha abbandonati dal principio e mai è stato degnato del minimo interesse da parte di Lance, che fu adottato dal secondo marito della madre (di cognome Armstrong appunto); un uomo severo, che lui ricorda soprattutto per le punizioni e le legnate. Ecco il perchè dell'amore per la bici già da bambino, era l'unico mezzo che lo faceva sentire libero e gli consentiva di allontanarsi dal mondo degli adulti.

Da qui -forse- la determinazione accanita che, mixata con il suo bagaglio genetico, lo porta a gareggiare e a sbaragliare gli avversari; a 25 anni è già un atleta professionista affermato, con tanto di Porche e di casa disegnata esattamente come voleva lui. A questo punto però arriva il male, il rischio è la vita, anche se lui a tutta prima rimane sconcertato al pensiero di non poter più fare gare. Questo libro è il racconto della trasformazione verso l'uomo che ha ispirato milioni di persone, adesso deluse. Col senno di poi, ora sappiamo che quel mito vacilla, se non è già crollato, in un mondo sportivo dove i limiti vengono spostati sempre più in là e all'essere umano si chiedono performance sempre più da supereroe. Al momento sul Guardian si chiedono se le biografie su Armstrong debbano essere spostate negli scaffali dedicati alla fiction...

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