Pinguini arrosto, di Fulvio Ervas

«Ma che razza di odore, caro Secondo». «Eh, sì. Terribile». «Non riesco a decifrarlo». «Strano, in effetti. Potrebbe essere…» «Dica, Secondo, lei che è un ottimo naso». «Pinguini arrosto. Sa di pinguini arrosto».

Pinguni arrosto, l’ultimo libro di Fulvio Ervas edito da Marcos y Marcos, è innestato su un fatto realmente accaduto: l’incendio della De Longhi a Treviso di un paio d’anni fa.

Un fatto grave e ancora più urticante in tempi in cui anche l’accordo di Kyoto viene messo in discussione. Ma in ogni caso non è l’unico enigma che occupa la troppo movimentata vita lavorativa dell’Ispettore Stucky.

Un personaggio un po’ anomalo nel generoso panorama giallistico attuale. L’ispettore Stucky è irriverente e sarcastico, di origini persiane, certo, ma trevigiano fino al midollo, innamorato del paesaggio e del Sile, e della cucina tradizionale delle osterie, come quella di Secondo che sente nell’incendio l’odore di pinguini arrosto. Tutte cose messe in serio pericolo da quello che fino ad ora era stato considerato progresso.

Il giallo si apre con uno sterminio di tacchini, a cui segue un molestatore che si diverte a spintonare i corridori lungo il Sile, il ritrovamento del corpo senza vita di un prete sulla scalinata del tempio di Possagno e, infine, l’esplosione della fabbrica.

Adesso sta all’ispettore Stucky rimettere insieme i pezzi di una storia che può benissimo definirsi commedia poliziesca per tutta l'ironia e la leggerezza con cui viene raccontata la storia. Una storia che più va avanti più si complicata, più diventa intricata e più si fa intrigante, una storia che finisce col coinvolgere tutti e a non risparmiare nessuno: le istituzioni religiose, i semplici paesani come pure i più spietati speculatori, fino alle multinazionali dell’acqua.

  • shares
  • Mail