In ricordo di Nazim Hikmet, il poeta turco citato da Saviano

Foto di Nazim Hikmet In questi giorni c'è un gran parlare di Saviano e della sua condizione di recluso, impossibilitato a vivere un'esistenza ordinaria. Non è il primo, né purtroppo sarà l'ultimo a pagare un prezzo troppo alto per avere espresso le sue idee e aver rivelato una realtà scomoda. Sono diversi gli artisti del passato che sono stati perseguitati per le proprie opinioni discordanti da chi aveva in mano il potere, sia esso economico, politico o religioso.

In questo post vorrei ricordare un poeta turco, Nazim Hikmet, citato peraltro dallo stesso Saviano, che ha scontato dodici anni di carcere e altri di esilio per le sue idee vicine al comunismo . Emigrò a Mosca a soli 19 anni e lì incontrò Lenin, Esenin e Majakovskij che ebbe una grande influenza sulla sua attività letteraria. Una volta tornato in patria, quando i suoi libri erano ormai abbastanza conosciuti, venne processato e condannato a ventotto anni di carcere.

Ne scontò quasi la metà e, una volta uscito, dovette espatriare, separandosi dalla moglie che aspettava un bambino e tornare a Mosca. Le sue poesie più struggenti sono appunto quelle dedicate alla donna che amava, come Il più bello dei mari o I tuoi occhi i tuo occhi i tuoi occhi, che ha composto in prigione. Notevoli anche le poesie scritte in esilio e quelle sulla morte. Tra i suoi meriti c'è quello di avere parlato dei massacri ai danni degli armeni avvenuti tra il 1915 e il 1922.

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