Incontro mancato a Francoforte tra gli scrittori scomodi: Roberto Saviano e Orhan Pamuk

Roberto Saviano e Orhan Pamuk

Doveva essere un grande evento mediatico e di pubblico, un segnale verso le frange intimidatorie, un grido del tipo: "Nonostante tutto ci siamo". Così non è stato. L'incontro alla Fiera del Libro di Francoforte che doveva svolgersi ieri, tra Roberto Saviano e Orhan Pamuk, ambedue minacciati di morte, non è avvenuto.

L'idea, partita dall'editore tedesco Hanser, che pubblica in Germania i libri di tutti e due gli autori, ha incassato il no del premio Nobel Pamuk; quest'ultimo si è detto più interessato a parlare di libri che della propria vita blindata. Lo scrittore turco Orhan Pamuk infatti, così come Saviano, vive sotto scorta in seguito alle minacce ricevute dai gruppi fondamentalisti per il suo atteggiamento liberale adottato in patria;

la Turchia nel 2005 aveva anche aperto un processo nei suoi confronti per alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa sulla strage degli Armeni e dei Curdi a opera dei turchi durante la Prima Guerra Mondiale. Accuse ritirate nel gennaio dell'anno successivo.
Per parte sua Saviano si è mostrato in giro per la Fiera di Francoforte, sempre accompagnato dalla scorta e senza presenziare ad eventi pubblici, incontrandosi solo privatamente con Pamuk per un caloroso saluto. Se la presenza a Francoforte di Saviano sia il primo passo di quell'allontanamento dall'Italia già annunciato, non è dato saperlo.

Di fronte all'entusiasmo di tre ragazzi napoletani usciti da uno stand che, stringendogli le mani, gli hanno detto: «Hai detto due giorni fa che lasciavi l'Italia e ora sei già qui: che hai deciso?», Saviano si è limitato a rispondere laconicamente: «Per ora sono alla Fiera, poi si vedrà». Viene da augurarsi che Saviano fugga e fugga lontano. L'Italia non ha bisogno di martiri, ne ha fin troppi; i martiri in Italia hanno vita breve, scuotono le coscienze, indignano i politici e poi tutto torna come prima. Meglio uno scrittore vivo invece, che continui la sua denuncia, anche a distanza. Contro la mafia meglio un nemico vivo, attivo e pericoloso, che il freddo marmo di una targa commemorativa.

Via | Repubblica.it
Foto | Flickr

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