Mourinho, pensieri e parole di un allenatore molto speciale

MourinhoMourinho di John Amhurst è stato appena pubblicato dalla Cairo Publishing con una prefazione di Gino & Michele e un'integrazione a cura di Giancarlo Padovan. Si tratta di una raccolta di esternazioni dell'attuale allenatore dell'Inter - croce e delizia dei nostri "cugini" di Calcioblog - prevalentemente risalenti al suo periodo come coach del Chelsea. Chiude il testo una sintetica biografia del personaggio (non paragonabile, ovviamente, quella di Luís Lourenço.)

Questi stralci di interviste e dichiarazioni sparse compongono un affresco per certi versi sorprendente della filosofia del controverso mister, che lui stesso sintetizza (o meglio, banalizza) con la bizzarra formula: «Motivazione + Ambizione + Squadra + Spirito = La filosofia di Mourinho: SUCCESSO».

In realtà l'ormai proverbiale sbruffonaggine di Mourinho («non sono uno fatto in serie: sono uno speciale»), che passa erroneamente per presunzione («sono qui per imparare e non per fare il professore: quelli che pensano di sapere tutto sono ignoranti»), si rivela - attraverso la lettura globale e comparata delle sue dichiarazioni - come una "liderança planeada", una leadership scientemente pianificata, per citare Carlos Amaral Dias, uno dei più affermati psichiatri portoghesi.

Leggendo il libro ci si convince che José Mourinho non sia né uno sprovveduto né un vanaglorioso, ma solo un leader con grosse responsabilità sulle spalle, che ha elaborato un proprio metodo per non farsi schiacciare dalla pressione: quello di mettere perennemente le mani avanti, anticipare tutti e infondere nei propri uomini una certezza assoluta (e perciò arrogante) nelle proprie possibilità.

«La vita non è facile né per chi vive in permanente difficoltà né per chi è un'icona del successo», argomenta Mourinho. «Gestire il successo significa dominare mentalmente la società, una società che ci adora e che vuole una nostra permanente fortuna. Ma, nello stesso tempo, è una società che ci invidia e che spera, a volte avidamente, nel nostro insuccesso.»

L'atteggiamento comunicativo di Mourinho, spasmodicamente teso al superomismo per evitare la soccombenza, ha un che di tragico ed eroico al tempo stesso. Nel suo piccolissimo fa un po' come i soldati di Leningrado, che si lanciavano all'attacco nella certezza di essere finiti se avessero indietreggiato di un solo passo.

«Il successo ha sempre fatto parte della mia vita professionale. E questo successo non è caduto dal cielo, è stata una conseguenza di un processo lungo, di formazione e di molto studio. Mantenere la stabilità fa parte della vita.» Questa è, in sintesi, la filosofia volontaristica di Mourinho.

Per il resto, a giudicare dalle sue affermazioni, "the Special One" appare come un intellettuale vero, uno studioso delle scienze motorie che non ignora le più moderne e avanzate problematiche tecnico-scientifiche della propria disciplina. Lui studia i saggi dei grandi luminari della preparazione fisica - soprattutto Roger Spry - e concretizza le nozioni teoriche in un metodo di allenamento a tratti rivoluzionario (e dettagliatamente spiegato nel libro).

Inoltre le esternazioni dell'allenatore portoghese non si limitano solo al calcio. Meraviglioso è per esempio il modo con riesce a sintetizzare la differenza tra i principi di eguaglianza formale e sostanziale: «sono totalmente contrario al vecchio adagio che dice: tutti dovrebbero essere trattati alla stessa maniera. Non è così. Siamo tutti diversi e tutti meritiamo un trattamento specifico.» Da antologia, come suol dirsi. E infatti...

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