Giulio Casale alla libreria Feltrinelli di Roma

Foto giulio casale Ieri sera alla Feltrinelli di piazza Colonna a Roma ho assistito a una piacevole e stimolante conversazione di letteratura. Il pretesto è stato il libro fresco di stampa di Giulio Casale, Intanto corro edito da Garzanti. Insieme all'autore erano presenti Giuseppe Leonelli e Filippo La Porta, i quali, partendo dall'opera di Casale, hanno dato vita a una serie di riflessioni sulla scrittura.

Leonelli ha definito Intanto corro non classificabile: non è un romanzo, né una vera e propria raccolta di racconti. Si potrebbe pensare come un insieme di operette morali, facendo le dovute proporzioni, dice il critico. E poi parla del fatto che un libro tradisce sempre il suo autore, per fortuna. Si parte per scrivere qualcosa, ma poi la materia narrativa sfugge di mano e prende vita.
A questo proposito racconta un divertente ed efficace aneddoto che vi riporto: un giornalista chiese ad Ezra Pound cosa volesse dire in un determinato passo di una sua poesia e lui saltò in piedi e disse, "Maledetto idiota, se avessi voluto dire qualcosa l'avrei fatto."

Filippo La Porta parla dei personaggi del libro di Casale: tutti tipi umani, eccentrici, maniacali e stralunati. Sono figure che preferiscono l'utopia piuttosto che il reale contaminato dalla falsità, dice il giornalista. Paragona l'autore a Cavazzoni, ma anche a Celati e Fellini. Ciò che ha apprezzato sono le passioni forti che emergono: ci sono rabbia e odio, inusuali per questi tempi in cui gli autori italiani sono invece piuttosto tiepidini, continua La Porta. Tornando al tipo di libro, dà merito all'autore di avere inventato una nuova forma letteraria, non romanzata, ma più aderente alla natura multiforme della realtà.

La libreria si trasforma poi in un palcoscenico e Casale, anche attore e cantautore, legge uno dei racconti, accompagnandosi con la chitarra. E' la storia di un uomo solo, le cui abitudini vengono scosse dal pianto straziante di un bambino. Dopo l'applauso, tra l'autore e La Porta si crea uno scambio di battute sulla veridicità del dialogo nella narrazione. "Cosa rende una conversazione verosimile in un testo letterario? - si chiede il giornalista- Se registrassimo delle nostre battute e poi le trascrivessimo sembrerebbero vere?" Casale cita De André "dire tutto o tacere in modo eloquente" e aggiunge che per i dialoghi bisogna fare una selezione e non basta copiare dalla realtà.

Alla fine della presentazione mi è venuta una gran voglia di leggere il libro in questione. Le possibilità sono due: o le capacità affabulatorie dei due oratori sono ipnotiche, o si tratta davvero di un bel libro. Le due cose non si escludono, a me l'ardua sentenza.

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