La terza metà: intervista a Guglielmo Pispisa

Il profilo sinistro di Guglielmo Pispisa

Il 15 ottobre uscirà La terza metà, il nuovo romanzo dell'acclamato scrittore Guglielmo Pispisa, già autore di Città perfetta. Si tratterà di una spy-story ambientata nel mondo delle nuove Brigate Rosse.

Che idea s'è fatto su questo fenomeno - apparentemente incomprensibile - delle cosiddette "nuove BR"?
C'è una differenza molto grande fra il terrorismo degli anni settanta e quello tornato alla ribalta solo qualche anno fa, così come diversa è l'epoca. Negli anni settanta le BR trovavano un riscontro abbastanza forte nella società. Prima dei fatti di sangue peggiori riscuotevano addirittura una certa simpatia esplicita e anche nel periodo più duro dei cosiddetti anni di piombo potevano contare su una rete di protezione non indifferente, nei comitati di fabbrica, fra associazioni studentesche eccetera.

Come mai?
Perché, per quanto ingiusto e perverso fosse il sistema attraverso il quale intendevano perseguire le loro finalità "politiche", di fatto non erano estranei alla realtà che li circondava, ma anzi erano ad essa senz'altro organici. Rivoluzione e dittatura del proletariato apparivano sì degli azzardi - e del resto le BR si sentivano un'avanguardia - ma erano viste come possibili. C'erano esempi storici e attuali che stavano lì a incarnare quella possibilità.

E oggi?
Oggi, dopo il tramonto del comunismo e l'evidenza dei suoi limiti sistemici, sia in economia che in politica, il diffondersi di una visione come quella di allora sarebbe impossibile. E infatti le nuove BR sono gruppi assai più limitati e chiusi rispetto alla realtà sociale in cui si muovono. Sembrano figure nostalgiche appartenenti a un'era lontana. Non per niente si esprimono anche con un linguaggio rivoluzionario d'antan. Se si leggono le dichiarazioni di Nadia Lioce, per esempio, sembra di trovarsi di fronte a un comunicato delle BR di trent'anni fa. Strano, incongruo.

È anche una questione linguistica, dunque.
Non solo. Chi non si evolve nel modo di esprimersi non si evolve per niente, col risultato di rimanere estraneo alla realtà. Isolato.

Chi è Hiero, il protagonista de La terza metà?
È un ex agente dei servizi segreti. Troppo giovane per aver vissuto gli anni di piombo ma abbastanza vecchio da doverci fare ancora i conti, almeno a livello familiare. Hiero è un figlio alla ricerca di risposte su suo padre. È un uomo doppio come il suo mestiere, un uomo le cui finalità sono difficili da intuire, proprio come il suo mestiere. Uno che usa ogni mezzo necessario. Perché deve e anche perché gli piace.

Questa spy-story l'ha costretta a cambiare stile rispetto ai romanzi precedenti?
Il registro che ho usato è senz'altro più drammatico rispetto a Città Perfetta o a Multiplo, ma ho comunque mantenuto, almeno a tratti, un tono scanzonato, che è poi un po' la mia cifra stilistica, il marchio di fabbrica. Del resto sa che c'è di bella nel mestiere dello scrittore?

La gloria?
No, la libertà. Sei solo con le tue idee, le fonti e la carta (o il video del pc). Io uso questa libertà cercando di non ripetermi mai.

E cosa c'è di brutto?
La ripetizione, appunto. Mi annoia e dunque la evito, anche se so che può essere un errore da un punto di vista del mercato.

Infatti si dice che il pubblico vuole solo ciò che già conosce.
In parte è vero, ma preferisco fidelizzare il mio pubblico offrendogli sempre qualcosa di diverso, e richiedendo un piccolo sforzo in più ogni volta. Credo ne valga la pena.

  • shares
  • Mail