Un'estate a Teheran, di Fariah Sabani

Com'è l'Iran che non ci raccontano? Cosa c'è dietro i volti delle donne velate che ci arrivano dagli schermi della tv, al telegiornale?Viene in mente leggendo che Kiarostami al festival del Cinema di Venezia ha dedicato 92 minuti di inquadrature ai primi piani di donne afghane, ha fatto nascere, nell'ultimo anno, tanti "bestseller" le cui storie ruotano attorno a questo mondo, come i vari "Le porte chiuse di Teheran", o "Prigioniera a Teheran".

Per un sguardo meno romanzesco e più giornalistico, da leggere due libri che romanzi non sono: "Un'estate a Teheran" di Fariah Sabani (Laterza) è il primo, che ci racconta le peregrinazioni della donna, giornalista e collaboratrice di alcune testate italiane, nata da padre iraniano, che torna al suo paese per intervistare dei personaggi simbolo della sua storia attuale: parla con i tassisti che le raccontano l'astio della gente verso i religiosi (difficilmente riescono ad essere ospitati nei taxi della città, tanto sono malvisti, racconta) ma anche la donna pilota di Formula Uno, o universitari che però sognano una brava ragazza scelta dai genitori "con cui poter anche parlare piacevolmente alla fine della giornata".

Un vero e proprio reportage documentatissimo fra le giovani generazioni dell'Iran contemporaneo è invece "I ragazzi di Teheran" di Antonello Sacchetti, dell'ottima Infinito edizioni. Un dossier che, statistiche e sondaggi alla mano, ci descrive come si vive realmente da adolescente e giovanissimo a Teheran. Dove si scopre il sesso alle feste di classe, ad esempio, o su internet, anche se magari appunto ci si rassegna a sposare (anche se non sempre) i partner scelti dai genitori.

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