La caduta di Eros, di Luigi Gulizia

La caduta di Eros, di Luigi GuliziaLa caduta di Eros è l'ultimo saggio del dottor Luigi Gulizia, intellettuale catanese i cui interessi poliedrici sarebbe troppo lungo elencare. Il testo - edito dalla coraggiosa Caravaggio Editore - riprende teorie che, se non sono classicamente marxiste, quantomeno ci si avvicinano molto.

Ripartendo dal mito rousseauviano del buon selvaggio, il nostro Gulizia sostiene che la scoperta della fecondazione, sia dei campi che delle donne, abbia trasformato l'uomo da bruto felice a malvagio infelice.

Secondo Gulizia, l'agricoltura, la monogamia, la proprietà privata e l'idea religiosa che l'unione tra uomo e donna sia finalizzata alla procreazione (ribadita anche oggi dal papa) sono nate insieme e hanno allontanato l'uomo dalla vera divinità. C'è un filo logico in questo discorso, e ora provo a spiegarlo meglio.

Luigi Gulizia la vede più o meno così.
Nell'età paleolitica l'uomo non metteva in relazione sesso e procreazione, e non conosceva l'agricoltura. Vagabondava dunque libero e felice, nutrendosi di quello che capitava e amoreggiando quando più gli aggradava. Tutto ciò lo rendeva buono e felice.

Poi la donna, che passava i giorni a casa, capì i princìpi dell'agricoltura. Scoperta la produzione agricola si passò al neolitico. Ogni uomo si appropriò della terra e creò così i confini, la proprietà privata e la famiglia monogamica, in cui la donna divenne guardiana del terreno e «produttrice di produttori», cioè di prole dedita anch'essa all'accumulo di ricchezza e alla conservazione dei beni.

In pratica l'uomo si mise a sfruttare la terra e la donna, fecondandole entrambe per produrre beni e uomini, e creò il maschilismo nelle sue varie sfaccettature.

Tutto ciò lo ha allontanato dal vero principio divino, che Gulizia identifica in un'unità cosmica il cui apice è l'atto sessuale fine a se stesso (Eros), e lo ha invece avvicinato alle religioni classiche, che per l'autore sono il peggio del peggio che c'è.

A quel punto le cose non hanno fatto altro che peggiorare, e l'umanità è precipitata dal paradiso in terra alla cloaca in cui è oggi costretta a vivere.

Questo è più o meno il nocciolo della trattazione del Gulizia. L'aver tracciato un percorso involutivo - di sostanziale imborghesimento - dell'umanità sotto un'ottica prettamente sessuale rende l'autore una via di mezzo tra Freud e Rousseau in salsa alla Engels (peraltro opportunamente citato).

La caduta di Eros, libro madido di passione civile e umanistica, è scritto davvero molto bene, cosa che lo rende interessante a prescindere. Ma non è granché supportato da documentazione sufficiente a proteggerlo accademicamente. Là fuori c'è una fila di persone che potrebbero argomentare l'esatto opposto, e in maniera scientificamente molto più convincente.

Ciò nonostante, resta un ottimo (e condivisibile) punto di partenza per una discussione - anche radicalmente critica - sulla natura della famiglia, di cui si parla sempre più spesso e sempre più a vanvera, che non abbia paura di intaccare i luoghi comuni senza però ignorare la complessità dell'argomento.

Merita senza dubbio una lettura.

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