La visione del cieco: un romanzo senza il verbo essere

La visione del ciecoGiuseppe Genna pubblica sul blog che tiene sul sito di La7 un'interessante intervista che Saverio Fattori fa a Girolamo De Michele sul suo ultimo romanzo, La visione del cieco.

Un libro che, secondo le parole che Genna scrive nella presentazione dell'intervista, compie un balzo in avanti rispetto alla precendente attività narrativa di De Michele (Tre uomini paradossali, Scirocco), differenziandosi in primo luogo da un punto di vista linguistico: in tutto il romanzo manca il verbo essere ed è proprio sulla lingua che lavora moltissimo, come lo stesso autore ci dice in questa sua risposta.

È un libro incentrato sulla lingua, anzi, sulle lingue. C'è un metanarratore che usa una lingua volutamente "alta", con neologismi e recuperi di termini desueti: la sua distanza crea uno spazio che si riempie di molti livelli linguistici, che si mescolano senza trovare un dire comune. La borghesia locale parla un italiano medio che tende al basso, allo scivolamento verso la volgarità. Poi c'è Olga, che usa la parlata della sua generazione. (...) L'idea era di rendere l'assenza di un ethos nazionale, la disgregazione morale dell'Italia, attraverso una Babele linguistica nella quale le lingue non comunicano tra loro, i discorsi restano incompiuti o sono prolungati dai gesti. L'eliminazione del verbo essere, mantenendo l'aspetto "liscio" del dialogo (...), fa parte di questa strategia.
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