Corso di scrittura creativa: III puntata

Una mano scrive una parola

Se è vero che fare narrativa significa raccontare delle storie, è anche vero che molti aspiranti scrittori più che altro aspirano (giustamente) al presunto privilegio di vestire i panni sociali dello scrittore, e non amano davvero narrare storie. Anzi, il più delle volte sono anche infastiditi dai divari volontà/necessità, dalle cose che non vanno come dovrebbero andare. Il che è perfettamente legittimo se si parla della nostra vita privata (auguro a tutti di ottenere sempre ciò che si desidera, senza mai un contrattempo), ma è il più grave dei peccati capitali in letteratura.

Dice sant'Agostino che Dio scrive dritto su righe storte. Invece lo scrittore credo che debba scrivere storto anche sulle righe più dritte del mondo. Dove c'è qualcosa che non va come dovrebbe andare, lì c'è una storia.

L'Odissea racconta di uno che voleva tornare a casa dopo la guerra, poveraccio, e invece si ritrova ad affrontare il viaggio più problematico di sempre. Nei Vangeli, Cristo vorrebbe portare pace e comunione al genere umano ma deve fare i conti con i sacerdoti, i romani, Giuda, Ponzio Pilato e chi più e ha più ne metta. I Promessi sposi sono solo due paesani che vorrebbero sposarsi, ma si ritrovano tra i piedi Don Rodrigo, l'Innominato, i moti popolari, la peste etc.

Anche Romeo e Giulietta vogliono solo stare insieme, ma le famiglie... Cappuccetto rosso vuole andare dalla nonna, ma il lupo... Il pescatore de Il vecchio e il mare vuole solo fare il proprio lavoro, ma quel particolare pesce... Pereira di Sostiene Pereira vuole una vita tranquilla, ma i suoi dubbi, e poi il regime...

In Venere privata, Duca Lamberti vuole guadagnare quattro lire aiutando un giovanotto a disintossicarsi, ma non può farlo senza indagare sul suo passato, e a quel punto... Anche in Io non ho paura c'è chi prova a guadagnare dei soldi, ma ci si mette di mezzo un bambino e il suo senso di solidarietà. Etc. etc. etc.

Tutte le storie sono la stessa storia. Quella di qualcuno che vuole qualcosa, ma trovandosi di fronte degli ostacoli s'impegna a ricomporre il divario tra essere e dover essere.

Volendo andare ancora di più alla sostanza delle cose, potremmo dire che tutte le storie sono storie di ricerca, di recherche. La ricerca di un modo per ottenere ciò che si desidera, a fronte di una serie di ostacoli.

Ancora più al sodo: la storia è mutamento, passaggio da uno stato A a uno stato B. Magari B=A, e quindi il passaggio è da A ad A e la storia è circolare. L'importante però è che tra la stazione di partenza e quella di arrivo sia interposto un percorso. Del resto, persino fare due volte il bagno in un fiume significa compiere due esperienze diverse, come intuì Eraclito di Efeso quasi duemilacinquecento anni fa.

Questo secondo me è valido a prescindere dalla struttura narrativa della storia e dallo stile con cui verrà raccontata. Il fulcro è la ricerca e la trasformazione. Non importa che queste (cioè la trasformazione e la ricerca) vengano mostrate al lettore in modo destrutturato, prima un pezzo poi un altro: l'importante è che sussistano.

Proprio perché credo che fulcro di ogni narrazione sia appunto la narrazione di una storia, secondo me lo "stile" adoperato è un aspetto quasi secondario. Se Ellroy scrivesse periodi più lunghi invece di intervallarli. Con. Un. Punto. Ogni. Due o tre. Parole. Ebbene la struttura delle sue storie non cambierebbe. Ed è la struttura delle storie quella che cattura l'attenzione del lettore e lo spinge fino alla all'ultima pagina.

Continua venerdì prossimo...

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