Vita di Pi di Yann Martel

Smanettando con una delle mie app preferite, iBooks, durante la pausa natalizia non ho resistito, e dopo essere stata catturata dall'estratto, ho acquistato Vita di Pi di Yann Martel (Edizioni Piemme). Un autore che non conoscevo e nel quale sono incappata grazie al trailer del film appena uscito nei cinema; il regista è uno dei miei preferiti, Ang Lee (già autore del film epico La tigre e il dragone), che amo per i richiami alla natura e all'istinto animale -nella sua accezione saggia- presente in ogni essere umano. Vedo la scena della tigre e del ragazzo sulla barca ed è un attimo, decido subito di leggere prima il libro.

Leggere un libro nell'iPhone non è il massimo per gli occhi, ma la storia si fa amare da subito: è un'invito alla meditazione, al riscoprire la connessione con i semi più profondi delle nostre culture di appartenenza. Un viaggio spirituale, antidoto al cinismo di facciata contemporaneo, che parla molto di "avere fede" e parte dallo zoo di Pondicherry in India per proseguire con la fascinazione di un ragazzo appena adolescente per ben tre religioni, per i libri e per la vita in generale. Entusiasmo e curiosità si mescolano nel protagonista, che dice frasi illuminanti come:

Nutrivo una grande ammirazione per il rinoceronte, ma non avevo mai pensato che potesse essere la chiave per capire l'universo.

La sua nave (che ricorda tanto un'arca di Noè) è diretta verso il Canada, ma una volta partita affonda quasi subito in un simbolismo che riporta agli eventi inaspettati e talvolta inspiegabili della vita. La vita da naufrago è un percorso lungo e difficilissimo, come un momento di iniziazione fondamentale per crescere e diventare adulto consapevole fronteggiando gli elementi naturali; oltre a sè, il ragazzo deve pensare a nutrire la tigre del Bengala (metafora della sua natura selveggia?). In questa intervista Martel spiega che l'idea gli è venuta da un racconto brasiliano su un uomo finito non si sa come in barca con una pantera; ma l'ispirazione vera sono stati tre viaggi in India fatti con lo zaino in spalla. Forse è qui che ha attecchito in Martel quel profondo sentire per l'irrazionale, culminato nella scelta del nome del protagonista, Pi appunto, come pi greco.

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