Storie brevi, di Andrea Pazienza

Storie brevi, edito da Fandango e curato da Giovanni Ferrara, riunisce in volume tutte i lavori di Paz che uscirono su una serie di riviste tra la fine degli anni settanta e la fine degli anni ottanta.

Una, al massimo due tavole per trattare i temi più vari e far vivere i suoi personaggi la contemporaneità degli anni in cui Paz è vissuto. Da Totò agli operai delusi, al generale Dalla Chiesa, ladri sfigati, drogati e molto spesso lui stesso, Paz.

L’impressione generale e più evidente è l’immediatezza, insomma Paz si diverte e sembra non sentire la fatica che impone la forma breve che, si sa, non lascia scampo: è la forma in cui lo scrittore, in questo caso scrittore-disegnatore, esprime la sintesi della sua poetica.

Non a caso ho scritto scrittore-disegnatore, perché del Pazienza disegnatore di fumetti si è sempre esaltato la vena creativa, e giustamente. Però c’è un altro Pazienza, quello che sa raccontare storie, specie se si tratta di outsider, che ha fatto vivere i personaggi una quotidianità, un presente certamente complesso sul piano storico, ma che anche sul piano narrativo e linguistico se l’è cavata piuttosto bene, direi.

I dialoghi dei suoi personaggi, spesso pure sul piano grafico, rispettano la naturalezza e il ritmo del parlato anche quando apparentemente sfociano nel surreale. Paz così allontana un certo modo tradizionale di concepire il dialogo e, diciamo così, comincia a trattare in maniera funzionale al testo la lingua. E, a pensarci bene, non è roba di poco conto.

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