Il suicidio di David Foster Wallace: uno shock ma non una sorpresa

David Foster Wallace

Suicide of David Foster Wallace: A shock but not a surprise è l'eloquente titolo di un articolo firmato da Jeff Simon sul «The Buffalo News» di ieri.

L'articolista definisce subito l'impiccagione di Wallace «inequivocabilmente intenzionale», fugando ogni eventuale sospetto che si sia trattato di qualche «bizzarro omicidio da CSI».

Quanto all'assenza di biglietti d'addio, Simon cita un'email del professor Mark Shechner: «tutta la sua vita è stata una lunga lettera di suicidio.» Già in tempi non sospetti, in una recensione di Oblio del 2004, Shechner aveva scritto che «David Foster Wallace è il più brillante depressivo letterario d'America. È anche uno dei nostri scrittori più divertenti, che più viene trascinato dal cane nero della depressione e più diventa divertente.»

Tra le fonti private citate nell'articolo c'è anche il blogger R.D.Pohl, che ha ricordato a Simon un incontro del settembre 2000 con David Foster Wallace all'UB's Allen Hall, «uno degli eventi più strani a cui abbia mai assistito. Lui sembrava incredibilmente a disagio - come se si auto-deridesse... e tutti noi in quella sala ci sentivamo testimoni involontari dello sfilacciamento di un uomo.»

Ma lo sfilacciamento, commenta l'articolista del «Buffalo news», era lo stile letterario di David Foster Wallace. «Chiaramente, la sua era una seria lotta con se stesso. ... Il suo moralismo furioso e la depressione hanno finito per consumarlo.»

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