Allegri e disperati

Copertina di Allegri e DisperatiAllegri e disperati, edito da Barbera, è una silloge di racconti che ritrae nel dettaglio un settore della società - quello degli attuali ventisettenni italiani colti e alto-borghesi - meglio di ogni inchiesta giornalistica.

In particolare, il raccontarsi degli autori di Allegri e disperati fotografa efficacemente la mutazione - di per sé sfuggente perché ormai priva di veri riti di passaggio - tra l'adolescenza e l'età adulta, ma soprattutto tra il mondo ovattato degli studi e quello sempre più selvaggio del lavoro.

«Dall'età di sei anni all'età di ventiquattro anni», spiega il curatore Gabriele Dadati nell'introduzione, «io sono sempre stato, in ogni modo, lo stesso tipo di persona, per quel che riguarda la mia partecipazione al consorzio umano.» Bastano queste poche righe a raccontare efficacemente la saldatura tra infanzia, pre-pubertà, pubertà e persino maggiore età creata dalla società mediatica odierna, capace di far scoppiare come pop-corn degli adulti di sei anni ma inadatta a garantirgli un ulteriore salto evolutivo senza traumi.

E del trauma scatenato dall'«enigma della vita adulta» parlano Giorgio Fontana nel suo racconto Talismano, Simone Marcuzzi ne Il viaggio regalo («che non ci fosse nessuna continuità tra quello che farciva la mia vita durante il tempo della scuola e le cose che potevo dimostrare di saper fare dopo, me n'ero già accorto a una settimana dalla laurea»), Gabriele Dadati in Ci saranno tutti i fiori, Ivano Bariani in Diventare Presidenti della Repubblica (senza dubbio tra i migliori), Marco Missiroli, Matteo De Simone ne L'età adulta, Michele Vaccari in Petanque e Peppe Fiore, che firma un bellissimo racconto, straziante, sincero e doloroso dal titolo alla Lina Wertmuller: Profilo dal vero dell'autore visto in forma di proiettile mentre precipita in una cloaca di ansie di disfatta e paranoia nel tetro coro delle turbe personali irrisolvibili.

Effettivamente quelli che compongono Allegri e disperati sono racconti «senza giochini e finte piroette, potente perché ingombranti, letterari e veri» com'era nell'auspicio del curatore Dadati. Sono testi che fanno i conti con la realtà, così come vuole la nuova tendenza della letteratura italiana, e che possono aiutare il lettore a riconoscersi e forse fargli capire di essere meno solo.

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