Baudelaire per cominciare il 2013 in bellezza con l'incipit dello Spleen di Parigi


Nelle brume dello Spleen, l'atmosfera che copriva, come una leggera coltre spumosa, la notte parigina del Capodanno a due passi da Montmatre ci ha riportati ad altri lidi. Luoghi lontani nei quali il primo dell'anno aveva il sapore acre della polvere da sparo mescolato a quello dolciastro del miele degli struffoli napoletani. Tra le gocciolone di pioggia e l'anima bagnata di una città un po' sottotono, abbiamo costeggiato i lampioni nei pressi di Abbesses godendo delle gioie solitarie del cattivo tempo. E tra gli edifici di fresca pietra secolare e i portoni in ferro battuto abbiamo ritrovato lo spirito baudeleriano dei tempi andati.
Quel singolare ed accogliente miscuglio di umidità, assenzio e fumo di caminetto che verdeggiava nelle albe parigine di inizio secolo, quando la Butte come la chiamano qui utilizzando la comune definizione di altura senza temere di confonderla con gli altri rilievi della città, aveva ancora più giardini e ai suoi angoli si accalcavano artisti in cerca di fama, muse dalla dubbia reputazione e cabaret ripieni di poeti e suggestioni indimenticabili.

Pitture in parole, quadri in prosa, pieni di energia e di rancore, di intensità e di abbandono, di modernità luminosa e di amare ingiustizie sociali, come quelle che traspaiono dallo scorcio che segue:


Esplodeva il nuovo anno: un caos di fango e di neve attraversato da mille carrozze, scintillante di giocattoli e di dolci, brulicante di cupidigia e di disperazione, la grande città nel suo delirio ufficiale, fatto apposta per sconvolgere il cervello anche al più renitente dei solitari. In mezzo a quel frastuono, a quella baraonda, trottava ansiosamente un asino, aizzato da un buzzurro armato di frusta...
Charles Baudelaire, Spleen e Ideale.

Immagine da flickr.com

Via | it.wikiquote.org/wiki/Charles_Baudelaire

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