"Il deserto dei tartari" di Dino Buzzati

Romanzo di Dino Buzzati Quando si parla di surrealismo mi viene spontaneo pensare a Dino Buzzati e alla sua opera “Il deserto dei tartari”. Prima di conoscere la notorietà come letterato, Buzzati è stato un bravissimo giornalista scrivendo nelle pagine del Corriere della sera.

È da non crederci ma nel noto quotidiano di via Solferino, Buzzati era soprannominato “cretinetti”. Un cretinetti che con il tempo si è rivelato davvero sorprendente e soprattutto geniale. Una genialità che traspare non solo nelle sue opere letterarie ma anche nel suo lavoro da redattore.

Nel “Il deserto dei tartari”, Buzzati segue la vita di Giovanni Drago Drogo dal momento in cui il giovane tenente entra nella Fortezza Bastiani. Dalla Fortezza è possibile controllare l’intera pianura chiamata appunto “il deserto dei tartari” un tempo teatro di sanguinose lotte. Questo però accadeva nei ‘tempi d’oro’. Con il passare del tempo, infatti, la Fortezza si è trasformata in una solitaria costruzione, svuotata di ogni funzione tanto che nelle persone se ne è perso persino il ricordo.

E così aspettando il tanto ‘amato’ nemico passano giorni, settimane e anni. Lo stesso Drago convinto di rimanere in quel posto dimenticato da Dio solo per alcuni mesi, alla fine rimanda in continuazione la sua partenza consumando così la sua vita in attesa della ‘grande occasione’ e soprattutto della gloria. Ma la vita a volte gioca brutti scherzi: quando finalmente arrivano i nemici, Drogo è costretto a lasciare il suo incarico a causa di problemi di salute. Morirà solo, in una stanza anonima di una locanda in città. Ma nonostante la beffa Drogo sente di aver portato a termine la sua missione: morire con dignità!

Un po’ come accade nel mondo del giornalismo. Si entra in redazione con l’entusiasmo di un bambino: tanta la passione e la voglia di fare. Si è sempre alla ricerca della grande notizia, dello scoop che ti possa far fare il ‘grande salto’ ma la domanda è: arriverà mai quel momento?

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