Amore e sesso nell'antica Roma, di Alberto Angela

Alberto Angela, Amore e sesso nell'antica RomaDa decenni ormai "gli" Angela ci hanno abituati a programmi di divulgazione storico-scientifica che, senza decadere nel banale – non troppo, per lo meno – riescono a mantenere invariato stile e appeal. Tra le strenne natalizie ho trovato un libro di Angela il Giovane dal titolo ammiccante: Amore e sesso nell’antica Roma.

La lettura si è dimostrata subito avvincente, un po' prevedibile, ma avvincente. L'attrattiva consiste nel fatto che, una volta scremato lo stile, fortunato tratto distintivo dell'autore, nella lettura ci si imbatte in una serie di notizie che aiutano il lettore a orientarsi nella fitta trama del rapporto con la sessualità dei nostri padri romani evidenziando quanto ci siamo allontanati, complice l'irresistibile influsso del cristianesimo, dalla visione che del sesso si aveva nella classicità.

Diciamo subito che c'è pochissimo spazio per l'idillio e che la poesia nell'antica Roma era relegata ai rotoli conservati in biblioteca. Il sesso era vissuto come momento di dominio e di affermazione di un sé violento e rapace. Si potrebbe ben parlare di stupro legalizzato. Non per nulla i Romani praticavano la sodomizzazione degli sconfitti come atto solenne di vittoria.

Rispondere al richiamo dei sensi era per i Romani un fatto naturale non filtrato, né condizionato da necessità religiose o sociali. L'impulso veniva seguito in qualunque direzione spingessero la fantasia e il desiderio, unica remora, in qualunque tipo di rapporto, fosse esso etero che omosessuale, il maschio romano doveva giocare un ruolo attivo. Unica concessione alla "passività" sessuale era la fellatio in cui l'uomo poteva ricevere piacere dall'attività del/della partner del momento. A tal proposito è interessantissimo scoprire tutta una serie di posizioni che traevano proprio nel principio di dominio sessuale la giustificazione.

Fin qui si è parlato del sesso al maschile e le donne? La società romana ha sempre relegato la donna in uno stato di subordinazione, soprattutto se al rapporto di forza uomo-donna, se ne aggiungeva un altro: padrone-schiava o, più in generale, sottoposta. La Domina romana, in virtù del proprio peso sociale poteva permettersi vari partner sessuali, ma rimaneva sempre e comunque sottoposta al marito e che doveva arrivare vergine al matrimonio altrimenti avrebbero avuto origine diversi problemi difficilmente gestibili.

Un particolare che va, a mio avviso menzionato, ed è l'uso libero che Angela il Giovane fa del vocabolario del sesso con descrizioni esplicite e tuttavia mai istrionicamente ammiccanti.

Alberto Angela
Amore e sesso nell’antica Roma
Rai Eri – Mondadori, 2012
ISBN 978-88-04-61392-3
pp. 320, euro 18

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