I racconti di San Francisco, di Armistead Maupin

A trent’anni dalla loro pubblicazione, I racconti di San Francisco di Armistead Maupin continuano a sbalordire. Il centro di questo libro, e non solo metaforico, ha un indirizzo preciso: al n°28 di Barbary Lane, San Francisco.

È qui che Mary Ann si trasferisce, con tutto il suo bagaglio, poetico e critico insieme, di provinciale di Cleveland. Siamo nei primi anni Settanta e Frisco, com’è nella sua tradizione, è ancora un polo di attrazione per molti di coloro che semplicemente vorrebbero essere se stessi, senza tante storie.

E invece di storie ne succedono, eccome. E Mary Ann dovrà scontrarsi con una realtà pazzesca, almeno per lei. A cominciare dagli inquilini del n°28 di Barbary Lane: la padrona di casa, dal passato complicato e a tratti enigmatico, affittacamere e coltivatrice marijuana; la ragazza del piano di sotto invece lavora nella pubblicità e pure lei ha le sue stranezze. Poi c’è Brian infaticabile don Giovanni che in passato però faceva l’avvocato delle cause perse.

E non finisce qui: la vita di queste persone, non certamente agiate, e già piena di sorprese si scontra e si intreccia – spesso a loro insaputa - con una San Francisco ricca e viziata, opportunista e ipocrita, ma non per questo meno umana. Anzi.

E il regista di tutto ciò è uno scrittore che sa tenere in mano le redini del gioco, senza mai “intromettersi” nelle decisioni – giuste o sbagliate che siano – dei personaggi.

Ma il vero e unico, immenso personaggio è appunto San Francisco osservata e raccontata con leggerezza e ironia, ma non senza una punta di criticismo. E anche se qualche volta può sembrare anacronistica e fricchettona, Frisco conserva ancora quel tanto di libertà da renderla provocatrice e divertente.

  • shares
  • Mail