"Santa precaria": per noi stagisti

Il romanzo della giornalista Raffaella R. Ferrè So che potrei annoiare continuando a proporre libri che parlano di giornalismo ma per favore pazientate almeno per il seguente testo: “Santa precaria” della giovane giornalista Raffaella R. Ferrè. Volete sapere perché è così importante questa storia per me? Perché racconta della vita difficile che gli stagisti – futuri precari (anche io faccio parte della categoria) sono costretti ad affrontare ogni giorno.

La storia è molto semplice. I protagonisti sono due: Caterina e Mimmo. Caterina è una giovane stagista ‘intraprendente’ che lavora per un emittente tv; Mimmo, invece, figlio di un camorrista, cerca il riscatto sociale buttandosi nel mondo del giornalismo. Le vicende dei due protagonisti si intrecciano quando Caterina scompare improvvisamente e Mimmo, ex amico di infanzia, si trova ad indagare sul caso.

Leggendo la storia sorgono spontanee un paio di domande su questo mestiere: come si diventa giornalisti senza avere quella che comunemente viene chiamata “spintarella”? E soprattutto, dopo tanta gavetta condotta gratis, si può aspirare anche ad un misero stipendio? Devo dire che mi pongo questi quesiti già da un po’ di tempo e ho cercato delle risposte contattando diversi mezzi di comunicazione che per ovvi motivi non cito. La risposta? Dopo mesi, aspetto ancora.

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