Da Pirandello l'addio al 2012 con le ultime parole di Uno, Nessuno e Centomila

E l'aria è nuova. E tutto, attimo per attimo, è com'è, che s'avviva per apparire. Volto subito gli occhi per non vedere più nulla fermarsi nella sua apparenza e morire. Così soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero si metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni...

Un grande termine per un debutto sfolgorante e privo di memoria. Le ultime parole di Vitangelo Moscarda, antieroe del capolavoro di Pirandello "Uno, nessuno e centomila". Se avevamo salutato la mancata apocalisse, annunciata dalla fine del tredicesimo Baktun del Calendario Maya, ricorrendo alle nefaste profezie frasi finali de "La coscienza di Zeno" ecco che, coerentemente con una démarche di ripresa dei grandi classici nostrani, per augurarvi "una buona fine per un miglior inizio", abbiamo scomodato un altro pilastro della letteratura italiana del '900.

Romanzo dell'estrema fratturazione dell'Io, e consapevolezza della perdita del tradizionale punto di riferimento dell'oggettività, "Uno, nessuno e centomila" resta la grande avventura, enunciata nella prima parte del secolo, per poi prolungarsi fino ad oggi, attraverso le innumerevoli frammentazioni identitarie di un'esistenza costantemente in bilico tra i mille universi incrociati, paralleli e sovrapposti della realtà odierna.

Via | pirandelloweb.com/romanzi

  • shares
  • Mail