"Fontamara" di Ignazio Silone

La più nota opera di Ignazio Silone Ultimamente ho deciso di ricordare alcune opere del novecento prima con “La casa in collina” di Cesare Pavese, poi con “Chiedi alla polvere” di John Fante e adesso con “Fontamara” di Ignazio Silone. Il romanzo è la più nota fra le opere narrative dell’autore e la sua stesura risale al 1930.

“Oscuro luogo di contadini poveri… a settentrione del prosciugato lago di Fucino…”, il paese Fontamara è fatto simbolo della condizione subalterna del contadino meridionale. L’anno in cui si svolgono le vicende è il 1929; il fascismo è al potere dal ’22 ma i fontamaresi a distanza di sette anni ancora non ne conoscono l’esistenza. L’impatto con il regime avviene quando il cavalier Pelino, approfittando dell’ignoranza degli abitanti li convince a firmare un foglio bianco. In seguito i cafoni capiranno di aver firmato l’autorizzazione per deviare il corso d’acqua che serviva loro per irrigare i campi. Cercano allora inutilmente di rivolgersi alle autorità ma l’impresa risulta inutile in quanto il furto è pienamente legale.

I Fontamaresi anche rendendosi conto della tragica situazione non riescono comunque a trovare una linea d’azione comune. Soltanto Berardo sostiene la necessità di una lotta collettiva, un pensiero che è costretto a mutare a causa di alcune vicende personali (si è innamorato di Elvira e vuole sposarla ma prima deve garantirle un sicuro futuro economico). Berardo allora decide di partire ma la sua avventura non ha fortunata: viene incarcerato poiché sospettato di essere il Solito Sconosciuto cioè colui che da sempre ricercato, tiene viva la resistenza al fascismo. Nonostante sia innocente, Berardo si autoaccusa e viene ucciso.

La storia giunge fino a Fontamara e i suoi abitanti cominciano a stampare un loro giornale intitolato “Che fare?”, in cui denunciano l’assassinio di Berardo e i vari soprusi patiti. Il regime non può tollerare questa opposizione: una squadra di Milizia arriva a Fontamara e fa strage degli abitanti.

Se da un lato Silone descrive le atrocità del fascismo, dall’altro non risparmia gli oppressi: la loro chiusura individuale e il loro far finta di niente. Il fascismo è violenza e sopraffazione e opporsi ad esso è soprattutto una necessità morale. Una lotta che non può essere portata avanti senza l’unità delle persone.

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