Georges Simenon secondo John Banville

Un altro modo per conoscere meglio la vita di uno scrittore che amiamo è quello di sentircela raccontare da un altro bravo scrittore. In questo caso, si tratta di John Banville, irlandese vincitore del Booker prize, con Georges Simenon.

"A chiunque analizza la vita e il lavoro di Georges Simenon nasce inevitabilmente un dubbio: "Simenon era umano? Nelle sue energie, creative ed erotiche, lui era certamente straordinario". Come ricorda infatti Banville, Simenon (che dichiarò in un'intervista a Fellini per "L'Espresso" di essere andato a letto con almeno 10mila donne), "scrisse 400 romanzi sotto una varietà di pseudonimi, come un numero indefinito di racconti e sceneggiature e alla fine della sua vita, quando non poteva più scrivere, detto pagine di memorie".

La sua attività ebbe una distrazione solo durante la sua storia d'amore con Josephine Baker, durante la quale scrisse solo 2-3 libri (la lasciò per questo, si dice). Fra le tante curiosità risapute ma che si rileggono con piacere, il rapporto di amore-odio con la madre, la sua prima estimatrice letteraria, Colette, "che gli suggerì di ridurre all'osso il suo stile, di sicuro il miglior consiglio che gli diedero mai, e che lui giustamente colse".

I suoi primi libri erano "pulp fiction", ci ricorda Banville, tutti scritti sotto pseudonimo, e a 20 anni, data la sua prolificità, era già ricco. E così inizi0 a girare il mondo. L'Europa, l'Africa. A 23 anni il primo matrimonio, durato poco. Poi, dopo la guerra, il secondo, finito per una relazione con la domestica di casa, quando si trasferirono in Svizzera. La depressione conseguente della ex moglie, il ricovero per depressione della figlia, e il successivo suicidio di lei sono cosa nota.

La cosa interessante è però il parere letterario di Banville su Simenon, che si distingue per non essere un "romantico deluso", come Chandler con i romanzi di Philip Marlowe. Secondo Banville, solo Patricia Highsmith si avvicina alla abilità di Simenon di mostrare il mondo come è, nel suo squallore, eccitazione e crudeltà, nonostante ciò i personaggi di Highsmith sono "creature di carta paragonate con gli uomini e le donne multidimensionali dell'autore belga", che riesce sempre ad apparire come un osservatore disinteressato, lontano dal mondo che ha creato lui stesso.

VIa | LA weekly
Foto | Flickr

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