Inferno di Gianfranco Marziano: un capolavoro

Copertina di Inferno di Gianfranco MarzianoInferno di Gianfranco Marziano è semplicemente il capolavoro di un genio. Le 106 pagine di questo romanzo breve contengono più vita reale, più profondità, più ironia amara, più Italia del 2008 di quasi tutto il resto della letteratura nostrana.

Chi l'ha letto sa che Inferno è più vero di Gomorra, più esilarante e amaro dei film di Ciprì & Maresco, più atroce e profondo di qualunque altra traslazione narrativa della realtà italiana.

La stile di Marziano è al tempo stesso immaginifico ed essenziale: ogni frase o battuta aggiunge o approfondisce concetti e immagini significative, e se eliminata toglierebbe un po' di significato all'intera opera. Insomma Marziano non scrive mai più del dovuto, e anche in questo è pressoché unico nel panorama letterario italiano.

I personaggi di Inferno appartengono a tutte le moderne classi sociali, ma non per questo sono maschere. Piuttosto sono entità reali come esseri viventi, e al tempo stesso potenti simboli della contemporaneità.

Sergio è un giovane adulto appena assunto in un'impresa di serramenti e infissi in PVC. Claudio un poveraccio. Taty è il più realistico ritratto di un'adolescente italiana che sia mai stato realizzato. Marisa è la femme fatale che meritiamo. Giacomo l'intellettuale, Nico il musicista.

Inoltre, come nella grande commedia all'italiana, un ruolo di primissimo piano lo rivestono i comprimari, quei meravigliosi personaggi di contorno che sono uno dei massimi punti di forza dell'opera. Su tutti, l'indimenticabile zio Titino.

In definitiva, l'Inferno di Marziano è più che altro un limbo, una realtà sospesa tra fallimenti non purificatori e sogni di gloria impossibili di personaggi in bilico tra megalomania e disperazione. Una realtà né buona né troppo cattiva o, in altri termini, una convivenza più o meno inconsapevole con il Nulla. È la realtà che vi circonda. O meglio, siamo noi.

Capolavoro.

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