Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche, di Melanie Joy

Perché ci disgusterebbe sapere che qualche nostra amica ci ha servito un ottimo “spezzatino di Golden Retriever” e non battiamo ciglio davanti a un'agnellino al forno? Più agghiacciante di un thriller, con più colpi di scena di un giallo, e interessante come un arguta dissertazione di filosofia e psicologia, questo testo della psicologa e attivista americana Melanie Joy.

Già il titolo ci mette in crisi: perché amiamo quelli che abbiamo classificato come “animali da compagnia” (classificazione che varia da Occidente a Oriente, lo sappiamo) e non gli altri?

Si tratta di un testo molto arguto, appunto, e allo stesso tempo molto duro, puntellato di sagge riflessioni di romanzieri o scienziati – da Hawking a Tolstoj o Wittgenstein – per mettere sotto gli occhi a tutti i lettori di buona volontà, una riflessione sul “carnismo”.

Carnismo. Parola inusuale, è vero, ma a rigor di logica se esistono i vegetariani, perchè non possiamo chiamare coloro che mangiano carne “carnisti”? Perché è proprio dal linguaggio e da una seria riflessione (basata su testimonianze ed evidenze scientifiche), che bisogna partire.

Ad esempio i maiali sono più intelligenti dei cani, lo sapevate? Il problema è che non abbiamo mai sentito le loro grida di terrore di fronte all'odore del sangue, sulla via verso il macello. E la mamma mucca può arrivare alla follia quando dopo poche ore la separano dal suo vitellino, per avere il suo latte pronto da imbustare.

È semplice, allora: la nostra indifferenza verso gli animali “da tavola” dipende soprattutto dalla “invisibilità” del sistema di nascita, allevamento e macellazione di tutti loro. Senza considerare gli espedienti adatti a “desensibilizzarci” nei loro confronti, a farci passare dall'empatia all'apatia. Si parte dal modo di classificarli (“manzo” non è un animale, no?) e di presentarli a tavola come “oggetti” privi delle loro parti anatomiche che li rendono “riconoscibili” come animali appunto.

“Sir Paul McCartney una volta ha affermato che se i mattatoi avessero le pareti di vetro tutti sarebbero vegetariani”, scrive Joy, e allora “il primo passo nel decostruire la carne, allora, è decostruire l'invisibilità del sistema, esplicitando i principi e le pratiche di un sistema che è stato tenuto nascosto sin dal suo inizio”.

Leggetevi per bene le testimonianze degli addetti alla macellazione di massa degli animali. Le grida dei maialini all'odore del sangue, il loro essere buttati vivi nell'acqua bollente (per togliere i peli dalla carne). E quando accade loro non muoiono subito, purtroppo.

E lo sapete perché – senza anestesia, chiaramente – i maialini da allevamento vengono privati di code e orecchie? Perché in un impeto di follia, dovuto al modo in cui sono ammassati in spazi angusti, potrebbero strapparseli l'un l'altro, causando emorragie che li porterebbero alla morte (invece con la pinza dell'uomo il sangue si ferma quasi subito. Non così il dolore però).

“Dove è finita la nostra empatia”? si chiede Joy. La risposta sta in uno studio scientifico: la scoperta dei “neuroni specchio”, neuroni che “sia attivano in risposta alle azioni”. E che si attivano allo stesso modo se, semplicemente “assistiamo” alle azioni. Basta non vedere, e l'empatia è disattivata.

Ma, oltre all'empatia, dove è finito il nostro senso critico, visto che sono sempre più diffusi dati di quanto allevare animali “da tavola” danneggi anche l'ambiente (pensate: la pesca “commerciale” è responsabile “dell'estinzione del 70 per cento delle specie marine mondiali”) e la salute degli addetti (trovate anche la tabella dei rischi per gli arti e il sistema nervoso dei dipendenti di aziende del genere). Per non parlare poi dei resti di altri animali (topi, ma anche escrementi) che a volte nella macellazione di massa e nel trattamento delle carni corrono il rischio di finire nel nostro piatto, come parti indistinte dal resto.

Sono domande che “danno fastidio”, si sa. Perchè, come dice Tolstoj, “la maggior parte degli uomini accetta raramente la verità più ovvia...se questa li costringe ad ammettere la falsità delle conclusioni che hanno intessuto, un filo dopo l'altro, nella trama della propria vita”. D'altronde, come diceva George Bernard Shaw, “la consuetudine farà abituare le persone a qualsiasi atrocità”.

E così le risposte sono “pronte” nella mente di tutti: perchè mangiare carne è necessario alla salute, è “naturale”, e che è “normale”, visto che è “il modo in cui stanno le cose”. Ma in fondo non servirebbe poi così tanto: anche a chi non volesse diventare del tutto vegetariano, basterebbe solo ridurre i consumi di carne e pesce, evitando di mangiarli tutti i giorni. Basterebbe solo fare anche un piccolo gesto, evitando di chiudere gli occhi.

M. Joy
Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche
ed. Sonda
18 euro

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