Memorie di un soldato bambino, di Ishmael Beah

Libri-verità, come li chiamano, su guerre che siamo abituati a vedere sullo schermo piatto della tv. Reportage, alcuni preferiscono chiamarli, anche se non sono dei giornalisti a scriverli, ma dei testimoni diretti.

Il primo che consigliamo non ha bisogno di presentazioni, ed è "Memorie di un soldato bambino" di Ishmael Beah (ed. Neri Pozza) : il racconto, passo dopo passo, di un bambino di 12 anni che passa dai giochi con gli amici del villaggio al reclutamento dei soldati-bambini della Sierra Leone.

Dopo aver visto morire la sua famiglia, ed essere scampato solo per un caso (il giorno della messa a fuoco del suo villaggio un suo vicino di casa gli aveva chiesto di aiutarlo a trasportare delle banane). Il dolore, la rabbia, formano un grumo di dolore che non può esprimere con nessuno: deve fuggire, e lo fa insieme ad alcuni coetanei.

Rimasti senza genitori, con l'ossessione di procurarsi il cibo, non c'è tempo per piangere. E Ishmael, a differenza dei compagni, non riesce a piangere mai, neanche di notte, in solitudine. Gli unici adulti che incontrerà saranno dei guerriglieri, che gli metteranno le armi in mano, e gli insegneranno ad uccidere a freddo un uomo.

Solo dopo qualche anno, dopo aver ucciso e ucciso e ucciso con un profondo dolore e rabbia dentro (e sotto l'effetto di droga) arriverà la liberazione, grazie agli operatori di forze internazionali di pace. E, grazie ai volontari dell'Onu e ad una insegnante americana che lo adotterà, partirà un percorso di guarigione grazie a chi gli insegnerà a ripetersi, ogni giorno: "Non è colpa mia".

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