I rom, nel bene e nel male se ne parla sempre

un uomo e un bambino rom in un camion Da sempre i rom hanno esercitato un certo fascino, dovuto all'aura di magia e mistero che li avvolge. La lettura della mano e dei fondi di caffè, la musica, il nomadismo, sono tutti elementi che suscitano curiosità e allo stesso tempo diffidenza.

Perseguitati un po' in tutte le epoche, in particolare durante il nazismo ne furono sterminati circa cinquecentomila, oggi sono tornati all'attenzione della cronaca. Campi nomadi, impronte digitali e integrazione sono argomenti che riempiono le pagine dei quotidiani e dei media in generale.

Non ci sono molti testi recenti sui rom; esistono diversi studi precedenti agli anni '90, che è possibile conoscere sul sito di storia e cultura romanì, O Vurdòn.

Ultimamente hanno parlato di rom Beppe Rosso e Filippo Taricco nel loro La città fragile, un affresco della marginalità delle nostre città, attraverso tre racconti i cui protagonisti sono uno zingaro, una prostituta e un barbone. Un po' più scanzonato è invece I pregiudizi contro gli zingari spiegati al mio cane di Lorenzo Monasta.

C'è poi Zingari di merda di Antonio Moresco, un viaggio alla scoperta del mondo rom. Pino Petruzzelli in Non chiamarmi zingaro affronta il tema del pregiudizio, raccontando le storie di zingari insospettabili: una neurologa, una maestra, un pittore. Il caso zingari, curato da Marco Impagliazzo è una raccolta di scritti di autori diversi che esprimono il loro punto di vista sulla discriminazione dei rom. Interessante è infine Chejà Celen, in cui Vania Mancini racconta la nascita e la crescita di un gruppo di danza di alcune ragazze rom.

Foto | Flickr

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