Eredi della sconfitta, di Kiran Desai


Eredi della sconfitta non è esattamente una lettura estiva, almeno non nel senso più convenzionale, per quanto un suo certo fascinoso esotismo (mai di comodo) può rientrare nei canoni della stagione.

Ad ogni modo, l'angoscioso tema al centro della narrazione di Desai è quello della delusione e della perdita.

Protagonista centrale è il giudice Jemubhai, uomo schivo e deluso dal mondo, che si è chiuso in un auto-esilio nemmeno troppo dorato al confine tra India e Nepal in quel di Kalimpong, località alle pendici del Kanchenjonga, la terza più alta montagna del mondo appartenente alla catena dell'Himalaya.

La sua vicenda s'intreccia con quella del fedele cuoco Brac; con una triste storia di emigrazione nella Grande Mela; con la vicenda della piccola Sai, nipote orfana del giudice che sconvolgerà l'assetto di tutta la narrazione; e soprattutto con una spirale ininterrotta di dolorosi ricordi.

Il libro, molto malinconico, trae infatti gran parte della propria linfa dai tormentati ricordi dell'anziano giudice. Non a caso il filo conduttore generale è rappresentato proprio dalla delusione e dalla sconfitta. Certamente da leggere.

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