Per non dimenticare John Fante: "Chiedi alla polvere"

Per non dimenticare di John Fante La settimana scorsa ho voluto ricordare la bellezza della letteratura italiana del 900 con una recensione del libro di Cesare Pavese, “La casa in collina”. Questa settimana vorrei proporre un altro romanzo, che secondo me, dovrebbe essere annoverato trai grandi classici della narrativa straniera. Parlo di “Chiedi alla polvere” (1939) di John Fante.

L’intera storia è incentrata sull’alter ego dell’autore, Arturo Bandini, un 20enne aspirante scrittore. Bandini, che ha pubblicato un solo racconto (“Il cagnolino rise”), si trasferisce a Los Angeles in cerca di fortuna e soprattutto di un’ispirazione che gli permetta di sfondare come scrittore. Divertenti sono i dialoghi immaginari che il Bandini scrittore - famoso, ha con la stampa (Intervistatore: Signor Bandini, cosa l’ha spinta a scrivere questo libro che le ha fruttato il Nobel? Bandini: Il libro si basa su un fatto accadutomi una notte, a Los Angeles. Ogni parola corrisponde alla verità. Questo libro l'ho vissuto interamente, pagina per pagina).

Dopo molti tentativi il successo come scrittore sembra arrivare, ma resta travagliato l’amore per una giovane cameriera di origini messicane, Camilla Lopez. Tra i due inizia una sorta di gioco a chi offende di più l’altro; un gioco che porta Bandini ad innamorarsi perdutamente della ragazza. Un amore non corrisposto (Camilla è innamorata del barista del locale nel quale lavora) e nemmeno sfiorato, in quanto Arturo davanti alla bellezza della ragazza si immobilizza, non riuscendo a concludere (Camilla:..Cinque volte gli ho dato quella possibilità, e per cinque volte mi ha parlato come fossi una bambola, senza mai toccarmi… Non era lui che volevo, non me ne importava niente; io volevo dimenticare Sammy, ma nel letto c’era Arturo che piangeva e diceva che non capiva perché ma non ci riusciva, mi amava tanto, proprio tanto).

L’opera di Fante analizza il percorso interiore del giovane Arturo, sia come scrittore sia come uomo. Un percorso che lo porta ad essere testimone dell’autodistruzione e della follia della donna amata che alla fine viene risucchiata nella polvere del deserto; una polvere, paradossalmente sempre presente nel romanzo. Alla fine però resta al lettore la filosofia di vita di Bandini e dell’autore stesso: “Si devono amare tutti gli esseri viventi, uomini e bestie, dello stesso amore”.

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