Gli introvabili | A. Arbasino

Da oggi, ogni settimana Il Posto dei Libri, a cura di Angela Scarparo, ci fornirà un pezzo su uno scrittore dimenticato/introvabile.

Iniziamo oggi con A. Arbasino, di cui alcuni libri sono trovabili solo in biblioteca e al mercato dell'usato. Introvabili in libreria, invece (seppur ci sia un progetto di ristampa dell'Adelphi, che però non comprende tutti i titoli).



A. Arbasino

Un uomo di cui non sappiamo il nome, alla fine degli anni ’50 in Italia. Ci racconta di Elena, l’autore - e a volte parla con lei direttamente - di una ragazza che viveva nel suo stesso paese, al nord. Si sarebbero conosciuti da giovani. Ma adesso lui è andato via, è a Roma. Con Elena, da ragazzo, l’autore del racconto avrebbe condiviso oltre a incontri per strada, e a viaggi in treno per andare a scuola, le passioni letterarie e artistiche. Con lei avrebbe, per dei lunghi periodi, vissuto nella biblioteca del paese, intere giornate, e anche qualche volta questa biblioteca gestito, in tempo di guerra. Poi lui va via la prima volta, a Milano. Si iscrive a medicina, ma non funziona. Continua a inseguire le passioni di sempre, i bei romanzi, la musica, i pittori classici. Va a vivere a Roma, conosce altre donne – e anche uomini – e ogni tanto pensa ad Elena, a come sia diventata. Una prosa personale, densa, importante, dietro alla costruzione semplice, alla Saba, di cui il racconto porta in epigrafe una frase. Gli inizi di un autore che già quando ha scritto questo racconto - meno che trentenne – doveva essere un mito.



“ Dov’è l’Epoca dei Fasti, i vecchi spiriti ci hanno abbandonati, non mancherebbe il tempo di parlare come una volta, un’ora di mattina sul treno dalle sette e messo alle otto e mezza, un’ora ogni sera dalle sette e tre quarti alle otto e tre quarti, senza contare le attese, e i ritardi, pigiati in piedi nel corridoio di terza dopo che sono aumentati gli abbonamenti; ma che cosa diremmo, chi ha più tempo di leggere, fatichiamo a ritrovare la nostra confidenza, fra un silenzio e l’altro parliamo veramente troppo spesso di soldi, di quello che ci manca per fare un viaggio o comprare un paio di scarpe. Quanti progetti turistici consultati invano. E tu come fai ad alzarti ogni mattina a quell’ora? io non resisto. Le gemelle per qualche giornata d’evasione si sono messe a lavorare duro, ci arrivano due o tre volte all’anno le cartoline d’una di loro da località inconsuete, Nanni, Poppi, Orvieto, Volterra. Tu sei spesso preoccupata. E anch’io, pur se evito di parlarne, seguo da tanto ormai un torturante ordine di pensieri: è tempo di organizzare la mia vita ”.



da: A. Arbasino,

POVERE METE,

(LE PICCOLE VACANZE) Einaudi, 1978

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