Vittorio Giacopini: Bobby Fischer, Re in fuga

Esce per Mondadori in questi giorni un nuovo libro di Vittorio Giacopini, che ha deciso di raccogliere moltissimi frammenti di vita vissuta di una delle figure più controverse, e forse proprio per questo interessanti del mondo degli scacchi: Bobby Fischer.

Bobby Fischer è morto nel gennaio di quest'anno, dopo un pluriennale auto-esilio in Islanda, dove si era rifugiato dopo aver ripudiato l'America dove era nato e alla quale aveva regalato l'unico titolo di campione del mondo. Quello stesso titolo che si rifiutò di difendere in polemica con la Federazione mondiale prima di sparire dalla scena pubblica.

La presentazione del volume parla così di questa figura così dibattuta:

Diventato, dopo la famosa vittoria contro Spassky, l'"eroe americano" per eccellenza, Fischer era l'uomo più irregolare che si possa immaginare. Eccentrico, ribelle, figlio di una donna spiata per anni dall'Fbi per sospette attività antiamericane, la sua vita fu più emozionante di qualsiasi romanzo, ma anche la più esposta ai luoghi comuni, alle formule falsamente ammirative e agli insulti altrettanto stereotipi: il genio maledetto e il rinnegato, l'eroe della guerra fredda e il traditore.

Il racconto di Giacopini tenta l'ardua impresa di restituire a Fischer le sue ragioni e lo fa attraverso l'affascinante ricostruzione di un'intera epoca e della tormentata personalità di un artista, dagli esordi nella Brooklyn degli anni Cinquanta alla fin troppo simbolica reclusione tra i ghiacci islandesi. Col suo stile preciso e tagliente, l'autore ci mette davanti a uno specchio dove il mondo chiuso e autoreferenziale degli scacchi e quello paranoico, lucidissimo, di Bobby diventano il nostro. Ne viene fuori una storia appassionata, esauriente eppure sempre capace, quando occorre, di fare un passo indietro. Per pudore, per rispetto.

Trovate qui la scheda del volume sul sito dell'editore.

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