Lo potevo fare anch'io, di Francesco Bonami

Lo sapevate che Martin Creed vinse a Londra il Turner Prize, "premio dei premi dell'arte, accendendo e spengendo le luci della stanza che il museo gli aveva destinato"?

O che c'è un pittore, Robert Ryman, che "dipinge da anni le sue tele interamente di bianco" ed è considerato unanimemente un quotato artista?

Se siete di quelli che a sentire le performance dell'arte contemporanea "vi viene da ridere", leggete questo gustosissimo libro di Francesco Bonami, il dissacrante curatore del museo d'Arte Contemporanea di Chicago e articolista, fra gli altri, di "Vanity Fair".

Bonami, nel suo "Lo potevo fare anch'io!" (Mondadori) vi spiega con tanta (auto)ironia perchè quelle che a noi profani sembrano delle "trovate" sono considerate delle opere d'arte.

Partendo da quel "ciarlatano" di Warhol, dagli sgocciolamenti di Pollock, fino a emozionarci con la storia di Haring, a spiegarci il mistero delle pennellate di Lucien Freud, agli squali di Damien Hirst e ai bambini impiccati di Cattelan, Bonami riesce quasi a convincerci, che "l'arte" non è solo tecnica, ma è "idea", che ci aiuta a guardare diversamente il mondo.

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