Altrotempo di Fernando Coratelli

Altrotempo è un libro che vi colpirà. Scritto da Fernando Coratelli ed edito dalla Cadmo potete sbirciarlo ed ascoltarlo a questo link, dove sono disponibili audio e pdf.
Non voglio dirvi molto su questo libro che a me ha colpito. E vi lascio, quindi, con il primo capitolo ad aprirvi la porta dell'Altrotempo.

uno
D’altronde è già tardi. Mi dirigo stancamente, ma senza rassegnazione, verso l’auto. Metto in moto, so di avere preso tutto il necessario, me ne vado. Spengo il telefonino; fra un po’ arriverà a casa e mi cercherà.
Accelero con foga, sono eccitata e ansiosa allo stesso tempo. Freno di botto, testa poggiata al volante, il semaforo diventa verde, distratta non riparto, dietro di me qualcuno suona un clacson. Mi riavvio, spia della benzina fissa sul rosso, il mio sguardo fisso in avanti.
Mi accorgo di un self-service, mi fermo. Scendo, inserisco banconota da venti euro nella colonnina. Pompa uno o due? Premo a caso la scelta giusta. Faccio benzina, a volte sono così poco femminile. Inciampo nel tubo rimettendo a posto l’erogatore, rientro in macchina e penso che è ora di arrivare – forse dovrei o avrei potuto avvisarlo. Ci penserò a destinazione.

Vivevamo in un appartamento al penultimo piano di una casa di ringhiera, appena al di là del centro concentrico di Milano. Finché fu possibile cercammo di adeguarci, convivevamo già da tre anni, ma di matrimonio Giulia non ne voleva sentir parlare. Anch’io, a
dire il vero, non ero propenso all’idea di sposarmi. Lei si era laureata in architettura e continuava a studiare, nel frattempo lavorava in una libreria, ma trovava anche il tempo per fare la fotomodella, qualche servizio, non troppi, quel tanto che le bastava per guadagnare bene a fine mese. Stava per compiere ventott’anni, era angosciata dall’idea di invecchiare, diceva che con tutti gli sforzi del caso, ormai non poteva più prevenire la ritenzione idrica su glutei e interno coscia.

Io la ascoltavo, ridevo, la prendevo in giro, era un’acciuga ma si vedeva sempre grassa. In realtà, non le fregava affatto di ingrassare, non la preoccupava perdere la sua bellezza, ciò che l’affliggeva davvero era l’idea di perdere la sua vitalità.
«Per me è una necessità essere vitali e non perdere smalto, la vecchiaia mi spaventa perché nella saggezza, a volte, assopisce», ripeteva alla noia.
«È vero», le ribattevo io, «guarda me: giovane fuori e vecchio dentro».
Poi, in genere, mi guardavo il ventre: in crescita esponenziale al passare degli anni. Ogni tanto mi immaginavo a sessant’anni con un epamondo al di sotto del mio petto e chiedevo a Giulia dov’è l’America? e lei mi carezzava appena sotto il fegato. Eravamo davvero felici, o forse fingevamo di esserlo. Non so.

Una mattina mi chiamò in redazione, era urgente, si offese quando le dissi che non potevo parlarle, che avevo gente con me. Chiuse stizzita, mandandomi a quel paese. Scosso, sbrigai velocemente pratiche redazionali e la richiamai. Non rispose, provai più volte, inutile; il telefonino squillava ma Giulia non rispondeva.
Chiamai, allora, in libreria. Mi rispose la sua amica-collega Patrizia, mi disse oggi se n’è andata via prima del solito, da almeno un’ora.
Non riuscii a lavorare, ero distratto, preoccupato.

Alle cinque del pomeriggio riuscii a defilarmi dall’ufficio e andai a casa. Giulia non c’era. Cercai tracce di un suo ultimo passaggio, ma poi mi resi conto di essere uscito per primo quella mattina – non avevo nessuna possibilità di scoprire a che ora avesse lasciato casa.
Non capii neanche se mancava qualcosa, a parte la sua macchina dal cortile. Feci un ultimo tentativo, chiamai lo studio fotografico, ma non era neppure lì. Provai a non preoccuparmi, presi un libro – pensai che leggere avrebbe dimezzato il tempo dell’attesa. Giravo le pagine, mi soffermavo su qualche frase, ma l’occhio destro teneva una corsia preferenziale verso l’orologio del tavolino ai piedi del divano.
Ormai erano le sette e mezza di sera e di Giulia non avevo notizie.

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