Male e peggio, di Yari Selvetella

Male e peggio di Yari Selvetella, per un verso, è un libro pervaso di disperazione, di delusioni e frustrazioni. D’altro canto però è anche un libro godibile, a tratti divertente. Insomma, credo che rappresenti alla perfezione la nostra contemporaneità.

Leo Poggioni, il protagonista, lavora in un ipermercato e col suo capo non ha per niente un bel rapporto. Alto, grosso e squadrato come un rubik, questo capo estremamente frustrato e deluso dalla vita, un giorno viene trovato morto nel piazzale del ipermercato. E Leo diventa il principale indagato, visto che ormai discutevano su qualsiasi sciocchezza.

La situazione per Leo naturalmente si complica, e non soltanto per quello che sta succedendo. Diciamoci la verità: Leo Poggioni non è stinco di santo, gli piace la cocaina, le donne, il biliardo, le bische. Insomma, anche Leo, esattamente come gli altri protagonisti, è frustrato e deluso dalla vita. È forse per questo che a un certo punto entra nelle grazie, per così dire, di Luca, un personaggio, per usare un eufemismo, semplicemente poco raccomandabile.

In ogni caso, adesso c’è scappato il morto, e Leo è il principale indagato, anzi, accusato. Cosa fare? Fidarsi delle guardie e della giustizia? Fintanto che riescano a mettere insieme i pezzi potrebbero passare anni da trascorrere però dietro le sbarre. No. Leo non può certo affrontare una cosa del genere. L’unica soluzione è la fuga.

Con l’aiuto di Luca, che sarà una specie di coscienza sporca, l’altra faccia della medaglia della personalità di Leo, Leo approderà su una spiaggia con un chioschetto gestito, per di più, da un donna meravigliosa. Ma non potrà restare per sempre, lui lo sa, perché arriverà il giorno in cui sentirà il bisogno di tornare a casa. E quel giorno naturalmente arriva.

Nonostante le cose siano cambiate e non si senta più a suo agio, Leo sente comunque il bisogno di ricostruire, se non la sua vita, almeno i fatti. Chi è stato a tradirlo? Può essere stato chiunque: Nina, la sua ex-ragazza; Anna, la sua amante, che adesso ha anche un figlio e un marito; oppure qualcuno dei suoi amici, qualcuno come lo stesso Luca, o Sergio Pantera, o Maurizio il suo amico e collega del supermercato che, in fin dei conti, ora si è anche messo con Nina.

Tutta la vita di Leo, dunque, è andata in frantumi: le sue certezze, poche a dir la verità, il suo lavoro, la sua intera esistenza. Tutto. E se soltanto qualcuno gli desse una seconda possibilità, Leo sistemerebbe ogni cosa al suo posto. Invece finisce per chiedere lavoro di manovalanza insieme agli extracomunitari senza permesso di soggiorno, ed è in questa occasione che il capoccia gli fa notare cosa sia il male peggio: un piccolo arnese che somiglia tanto a un piccolo piccone, che da una parte fa male e dall’altra peggio.

Gli ultimi capitoli riservano una serie di colpi di scena, ma non è il caso di indugiare oltre con la trama concepita quasi con una tecnica filmica, in cui Selvetella utilizza spesso, e con bravura, il flash back. Posso solo aggiungere che, una volta chiuso il libro, un senso di sconfitta rimane ad aleggiarti intorno.

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