Il testimone di Gabriele Ferraresi e Mario Nero

C'è un uomo che vive da qualche parte, in Italia, senza rivelare a nessuno il suo nome. Passa le sue giornate seduto dietro le persiane semichiuse, fissando una vita che non gli appartiene più.

I suoi figli gli hanno chiesto di non disturbarli più, e sua moglie ha chiesto la separazione da molto tempo. Non gli hanno perdonato di aver dovuto cambiare anche i propri nomi, per colpa sua.

L'unica colpa di quest'uomo è in realtà quella di essere stato uno dei primi "testimoni" di un delitto di mafia. Di aver raccontato di aver visto un mafioso sparare a un uomo, a bruciapelo, proprio davanti ai suoi occhi.

Si tratta di Mario Nero, foggiano, che a 28 anni, nel 1992, senza esitazione va a raccontare ai carabinieri di aver visto negli occhi l'omicida di un imprenditore, Giuseppe Panunzio, ucciso per essersi ribellato al racket della Sacra Corona Unita.

Da quel momento inizia per lui un vero calvario, raccontato settimana dopo settimana dal bel libro-intervista "Il testimone" (Aliberti editore) che dovrebbe diventare un manifesto di coscienza civile da far leggere in tutte le scuole.

Perchè parla di come Mario, per quel suo atto di non-omertà, abbia dovuto vivere poi solo come un cane, senza poter rivelare il suo nome a nessuno, e per mesi e mesi senza una lira: lo Stato decide infatti a un certo punto di revocargli il sussidio.

Lui, che non ha documenti e non può lavorare, va in giro a chiedere il "secchio" degli avanzi ai ristoranti delle città dove soggiorna. "Sono per i miei cani", dice agli sguatteri. E invece con quel "secchio" è costretto a sfamare una famiglia.

La moglie e i due figli piccoli subiscono infatti come lui questa situazione (il figlio più grande tenterà anche, poco più che preadolescente, il suicidio): niente amici, feste e ricorrenze passati da soli in casa (nessuno deve sapere il tuo nome: e come fai a crearti degli amici), impossibilità di tornare al paese e tantomeno di sentire i parenti o partecipare ai funerali dei genitori.

Il tutto complicato da difficoltà economiche quando lo Stato taglia il sussidio, e a Mario viene anche una psoriasi nervosa. Poi, la ribellione, le urla, l'esasperazione di Mario vengono fuori, e il suo caso viene all'orecchio di ,alcuni parlamentari di destra e del giornalista Mario Travaglio, arriva finalmente il sussidio, la casa, la visibilità.

Il tutto, ed è una cosa che a Nero brucia davvero, quando invece il sistema di sussidio statale per i pentiti prevede che essi vivano una vita molto più agevolata.

"...contrariamente a quanto possa sembrare, questo scritto però non è, e non vuole essere, un incentivo affinchè la gente continui a girarsi dall'altra parte...ma esattamente il contrario: (...) affinchè queandto accaduto non abbia mai più a ripetersi e testimoniare possa diventare una cosa normale".

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