Le porte chiuse di Teheran di Zarah Gharamani

In questi giorni in cui nelle sale viene proiettato "Persepolis", mi piace segnalare due libri che in maniera diversissima raccontano la vita quotidiana della gioventù iraniana, di cui a causa della censura sappiamo veramente poco.

Il primo è un romanzo, appena uscito in libreria, intitolato appunto 'Le porte chiuse di Teheran'. Lo ha scritto Zarah Ghahramani, giovane iraniana che ha vissuto l'esperienza del carcere ed oggi rifugiata in Australia (editore Sperling & Kupfer). Eccone un brano:

"Lo Stato si aspettava che io comprendessi le cose nel modo prescritto - racconta - i miei genitori mi spingevano a vedere il mondo in modo diverso. E come se non bastasse ci si aspettava che io tenessi per me questo punto di vista, parlandone solo in casa, mentre all'esterno avrei dovuto recitare una specie di professione di lealta' allo Stato. Era un po' come imparare due lingue diverse, facendo attenzione a quando bisognava usare l'una e quando l'altra".

Ricorda molto il bellissimo "Leggere Lolita a Teheran" in cui, tolto il velo, un gruppo di ragazze si ritrovano dopo la scuola a parlare dei loro libri preferiti con la loro insegnante. Fra dolcetti mangiati insieme, risate, lezioni di trucco e chiacchiere sui sentimenti, racconta come l'insegnante, Azar Nafisi, riuscisse a parlare loro di politica e di scelte di vita semplicemente cogliendo alcuni spunti di grandissimi capolavori della letteratura mondiale.

Via| Adnkronos

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