Gli scritti originali di Kafka verso Gerusalemme

Sembrerebbe arrivata una svolta nella storia delle passionali battaglie tra coloro che si contendono l'eredità dello scrittore Franz Kafka. O almeno così farebbe credere la decisione del tribunale di Tel-Aviv, che ha imposto il trasferimento degli scritti di Kafka e del suo amico ed esecutore testamentario Max Brod, nella cassaforte della Biblioteca Nazionale dello Stato d'Israele a Gerusalemme.

Ma gli strascichi della vicenda legale si preannunciano piuttosto burrascosi dato che l'avvocato di Eva Hoffe ha già annunciato l'intenzione della sua cliente di ricorrere in appello. La donna, che ha ormai sorpassato gli ottant'anni, è la figlia di Esther Hoffe, segretaria e probabile amante di Brod, emigrato con una valigia contenente i preziosi scritti e arrivato in Palestina nel 1939.

La sua morte, avvenuta nel 1968 senza che fossero stati designati dei discendenti ufficiali, ha dato inizio a una "lunga e sanguinosa guerra", andata avanti per molti decenni tra la Hoffe, che ha custodito i manoscritti fino ad oggi (e che non ha esitato a separarsi della stesura originale del "Processo", venduta nel 1988 per la "modica cifra" di 1,4 milioni di euro al Museo della letteratura moderna di Marbach, che ospita gli archivi letterari tedeschi) e chi ne chiedeva il deposito in un'istituzione pubblica che ne garantisse l'adeguata conservazione, nonché l'apertura alla consultazione da parte di studiosi.

Non si sa ancora come andrà a finire, né se il verdetto pronunciato sia davvero definitivo, quel che è certo è che i manoscritti non saranno distrutti, come avrebbe auspicato l'autore e per fortuna, aggiungiamo con piacere.

Via | lemonde.fr
Foto | flickr.com

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