TVUKDB: leggi il primo capitolo

Abbiamo parlato la settimana scorsa di TVUKDB - Ti voglio un kasino di bene, edito da Fanucci.

TVUKDB è il primo romanzo di Valentina F., una ragazza come tante che frequenta un ginnasio di Roma. Racconta una storia d'amore in parte autobiografica, nella quale però si riconoscerà la maggior parte delle giovanissime lettrici italiane.

Adesso, per gentile concessione dell'editore, BooksBlog pubblica in versione integrale l'intero primo capitolo di TVUKDB. Per leggerlo in esclusiva, cliccate su continua.

Cap. 1: I miei quattordici anni

Guardo l’immagine riflessa attraverso i vetri dell’autobus; i miei capelli, che cominciano finalmente a toccare le spalle, sono scomposti come al solito, sembra mi sia appena alzata dal letto. Gli occhi, color nocciola come quelli di mio padre, mi fissano con sguardo incerto. In fondo non sono cosí male, penso; se solo avessi le labbra piú morbide e gli occhi meno tondi forse... con un sospiro distolgo lo sguardo.

L’autobus è piú affollato del solito, per fortuna mancano solo poche fermate. Non lo prendo quasi mai, preferisco tornare a piedi con le mie amiche; non sopporto tutta quella gente che spinge, ti si butta addosso, per non parlare degli odori, i respiri pesanti; certo se avessi il motorino sarebbe tutta un’altra storia. Oggi appena fuori scuola sono fuggita, volevo solo scomparire dalla faccia della terra. Mi sento inquieta, continuano a ritornarmi in mente le immagini dell’umiliazione subíta poche ore prima in classe; provo a cacciar via il pensiero, ma torna implacabile. Sento pizzicare gli occhi e li chiudo, non devo piangere, almeno non ora! Stringo le labbra con forza. Chissà perché il prof di storia oggi si è accanito in quel modo con me. Certo la lezione non l’avevo studiata alla perfezione, ma buttare ripetutamente il libro a terra e costringermi ogni volta a raccoglierlo mi è sembrato esagerato.

Marta, la mia amica del cuore, ha provato in tutti i modi a consolarmi, ma è servito a poco. E pensare che questa mattina, appena alzata, mi sentivo cosí euforica e per un momento ho pensato che era la mia giornata fortunata. Per l’occasione mi sono messa anche la gonna color prugna, cosa che non capita molto spesso. Ho pensato che forse cosí Ale, il bello della scuola, mi avrebbe finalmente notato, ma niente, come se non esistessi! Certo non posso competere con Federica, la mia compagna di classe, la piú carina della scuola, oppure con Marta, cosí disinvolta e spavalda. Sospiro.

L’autobus frena improvvisamente mandandomi addosso a un signore; mi scuso e abbasso lo sguardo imbarazzata mentre lui sorride. Si aprono le porte e in un balzo sono fuori, aria finalmente, penso. Squilla il cell, è Marta «Auguri!!!!!» sento un coro di voci che urlano. «Tanti auguri VALEEE!» Sí, oggi è anche il mio compleanno. «Grazie» provo a rispondere con voce squillante, ma con poca convinzione.

«Ma che fine hai fatto? Perché sei fuggita in quel modo, non mi dire che te la sei presa per il prof di storia, lo sai che è fuori!»

«Sí, lo so, ma mi ha messo di cattivo umore; comunque è tutto a posto, sabato festeggiamo alla grande» le dico per tranquillizzarla.

«Va bene, allora passo da te dopo pranzo.» E ci salutiamo. Ritrovo un po’ del mio buonumore; per festeggiare i miei quattordici anni, infatti abbiamo deciso di andare in una discoteca a via Po, dove va tutta la scuola; vengono anche Sara e Giorgia, Giò per noi amiche.

* * *

«Secondo te ai miei devo dirgli che sabato andiamo a ballare?» chiedo a Marta due ore dopo mentre, sedute sul letto della mia camera, stiamo ascoltando l’ultima compilation che si è scaricata sull’iPod.

«Non so che dire, penso di sí, in fondo non andiamo a fare niente di speciale, e poi ormai siamo grandi.»

«Ma tu cosa fai? E poi se i miei mi dicono di no?» chiedo con ansia.

«I miei si interessano poco a me, l’importante per loro è che prenda bei voti a scuola. Possiamo sempre dire che andiamo al cinema.»

Mi risponde inarcando un sopracciglio e alzando un po’ il mento. La guardo sorridendo... è proprio un’attrice nata! Ma sí, forse ha ragione, qualche cosa ci inventeremo...

Io e Marta siamo amiche da sempre, non ho ricordi che non la comprendano. Ci siamo conosciute alle elementari e siamo rimaste subito folgorate l’una dall’altra. Siamo capitate vicine di banco e il primo giorno di scuola lei, appena seduta, ha tirato fuori tutto ciò che aveva nel suo zaino: un quaderno, un astuccio strapieno di colori, un portamatite a forma di mucca, una gomma da cancellare alla fragola e un orsetto di peluche, raccontandomi vita, morte e miracoli di ogni oggetto. Poi mi ha guardato, ha sorriso e mi ha chiesto se volevo giocare con le sue cose. E cosí anch’io ho messo sul banco tutto il contenuto del mio zaino; all’inizio con un po’ di imbarazzo, poi sempre piú sicura.

Ma l’episodio decisivo della nostra amicizia è stato quello riguardante Davide, un nostro compagno di classe, di cui eravamo entrambe innamorate pazze. Avevamo fatto amicizia con lui ed eravamo sempre insieme. Lui si divertiva con noi. Ma non faceva nessun accenno per farci capire chi tra noi preferiva. Finché un giorno glielo abbiamo chiesto e lui ci ha confessato che non poteva mettersi con nessuna di noi, Marta era carina e io simpatica, impossibile scegliere! Lí per lí non dissi niente, neanche a Marta, ma ci rimasi cosí male che, tornata a casa, piansi tutto il pomeriggio. A distanza di tempo Marta mi confidò che anche lei aveva pianto, ma per un motivo opposto al mio: pensava di essere antipatica come io pensavo di essere brutta! Come potevamo non diventare amiche?

Sono arrivate anche Sara e Giò: sedute sul divano in salone stiamo bevendo un succo di frutta. Sara è un po’ scettica, secondo lei è meglio non dire niente. Giò invece pensa che sia sempre meglio dire la verità. Stiamo ancora parlando quando entra mia madre, piena di buste della spesa, seguita da mio padre, anche lui stracarico.

«Buonasera a tutte. Cosa state facendo? Avete già fatto merenda? A scuola come va? Sara, Giorgia, da quanto tempo non vi vedevamo, vi trovo bene, vi preparo qualcosa?» Già, lei è cosí, un fiume in piena. È capace di farti dieci domande a raffica, senza aspettare risposta, e ti parla mentre fa minimo altre quattro o cinque cose insieme. Non si ferma mai; è piena d’energie. A volte m’innervosisce, sembra non ascoltare veramente quello che dici, ma invece non è cosí... semplicemente non riesce a rilassarsi mai completamente.

«No... grazie, signora, stavamo organizzando la serata di sabato» risponde Giò, candidamente.

«È vero. Per il tuo compleanno. Qual è il programma? Siamo compresi anche noi, giusto?» Mi guarda ridendo.

«Mammaaa...» sto per ribattere.

«Scheeerzo. Allora?» chiede, mentre sparisce in cucina.

La seguo con il cuore che mi batte forte.

«Ti do una mano?» le chiedo.

«Sí, grazie, metti le verdure in frigo» e mi indica una busta.

«Senti, a proposito di sabato, pensavo di andare in un posto molto carino a via Po.»

«Che genere di posto?» mi risponde mentre sparisce per ritornare dopo un minuto.

«Ecco, è una specie di discoteca,» dico; lei si gira e mi guarda perplessa «dove vanno tutti i miei compagni di scuola» aggiungo come se questo potesse tranquillizzarla.

«Non mi sembra il caso» risponde mio padre entrando in quel momento.

«Ma è un posto tranquillo, ci andremo il pomeriggio.»

«E che c’entra, come se le cose possono succedere solo la sera. Non se ne parla, trova un’altra cosa, tipo un cinema o la pizza»

«Uffa, ma sono due anni che festeggio in questo modo, ormai ho quattordici anni!» dico sentendomi già salire le lacrime. Aveva ragione Sara, non dovevo dirglielo, penso disperata. «Non vi fidate di me, pensate ancora che abbia cinque anni, ma insomma, guardatemi!» Urlo con aria drammatica mentre esco dalla cucina e mi rifugio in camera mia. Niente, oggi non è la mia giornata.

«Dài, non te la prendere, vedrai che tutto si aggiusta» dice Sara mentre chiude la porta della mia stanza dietro di sé, seguita dalle altre.

La guardo scettica, non capisco come faccia a essere sempre cosí calma, tranquilla. Abbiamo conosciuto lei e Giò durante un corso di danza lo scorso anno e quest’anno anche loro si sono iscritte allo stesso nostro liceo, anche se in un’altra sezione. Abbiamo fatto subito amicizia. Giò è cosí solare, positiva, ha una carica enorme. Sara invece è un po’ ‘Emily la strange’, ama il nero in tutte le sue forme: i romanzi horror, i fumetti dark, i film dell’orrore... per non parlare dei suoi vestiti, rigorosamente neri... ma ha un cuore d’oro!

Provo a sorridere, ma per oggi la mia dose di fiducia si è ormai esaurita; ma loro non cedono e il resto del pomeriggio lo passiamo, o meglio lo passano, a organizzare la strategia per sabato, non vogliono rinunciare al nostro programma.

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