Io non sono come voi di Alessandro Berselli

una recensione di Nunzio Festa

L’amaro destino di un portiere di palazzo. Paolo Graziani è il portiere di un albergo di ricconi. Si scola alcol, aspira decine di sigarette al giorno, si fa di rancori; Paolo Graziani è un diverso. Graziani è un uomo comune con vizi comunissimi, un portiere che sa – certamente trovando guai – vivere (oppure convivere) con tanti rimpianti. Che, va specificato per la gioia e la chiarezza dei più, non son mai veri e propri rimorsi. Con Io non sono come noi, seconda prova, ma prima come romanzo, di Alessandro Berselli, siamo a pieno titolo nei meandri spaziosissimi del noir.

Il protagonista delle vicende, il ‘centro’ della trama a dir poco sconcertante – per la sua crudezza realistica (assolutamente tutt’altro che rapita ai giochetti belli del pulp, anzi fuori di esso) – è davvero proprio un uomo che non sa amare. E’ proprio, addirittura, uomo che non ama. Che saprebbe pure amare e però è incapace di far questo. Graziani innanzitutto come si comprende dalle pagine da giudizi / osservazioni alla fauna umana che attraversa le scale dello stabile di ricchi presso cui svolge servizio. E fuori dal palazzone tutto conta diversamente. Fino a giungere dove si sente il puzzo di una cella allestita per questo personaggio diverso dagli altri comuni mortali. Sino a quando si saprà del caso, del delitto che si aggira fuori e dentro la vita di questo portiere qualunque.

La scrittura di Berselli per scelta stilistica dell’autore si può definire minimalista. Mentre in essa, grazie pure a quelle interruzioni che sanno di bravura di narratore, stanno le sensazioni mai richieste esplicitamente. Le emozioni che si nutrono di ‘escoriazioni’. Allora le frustrazioni di P. Graziani somigliano a quelle di tanti individui, tutti uguali e diversi fra loro. In fine sarà la morte del vero prossimo a garantire un giusto riscatto. E il perdente, in virtù della buona qualità di scrittura di Berselli, è spacciato, è chiuso nella gabbia di parole che possono essere vere e proprie confessioni necessarie di un normale folle dei tempi nostri. Non ci sono descrizioni, nel romanzo di Alessndro Berselli. Molto spazio, invece, all’immaginazione di chi vuol leggere. Appunto non è Obbligatorio correre verso l’ultimo tassello dell’opera.

In una intervista di qualche tempo fa, fra le altre cose, lo scrittore fa conoscere punti che valgono più di tante letture. “Paolo è uno sconfitto, uno di quelli che navigano su quella che io chiamo linea di deflagrazione, il momento in cui le persone apparentemente normali esplodono. Lui non fa assolutamente niente per uscire dalla sua negatività, non interagisce col mondo, è contrariato quando gli si chiede qualcosa, è un alcolista terminale, ha la casa in disordine, non ha criterio, non dorme, non vive… va al ristorante da solo, guarda gli altri e li critica”. E in risposta a una domanda azzeccata, aggiunge dunque che “questo è un libro sulla non accettazione ma anche sul tema del rimpianto. Lui rimpiange una situazione che lui stesso ha rovinato. Non riesce ad accettare che le persone che si avvicinano a lui non sono l’unica persona che lui vorrebbe”.

Io non sono come voi
di Alessandro Berselli
Pendragon (Bologna, 2007)
pag. 128, euro 12.00

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