Scrittori non lettori: che fine faranno?

Ho trovato interessante lo spunto fornito da questo articolo de "La Stampa" che si interroga sulla nuova generazione di scrittori, cresciuti a "pane e musica" o "pane e internet" che dir si voglia:

"Il romanzo non è mai stato, del resto, un genere intellettuale. Il suo terreno è il senso comune di un’epoca. Se quello attuale è fondato sulla cultura di massa e sulle subculture giovanili, si parte di lì", dice Alfonso Berardinelli, autore del saggio "Casi critici" (ed. Quodlibet).

Ma se i "cannibali" diventano "anoressici" (di letture, of course) che succede? Lo spiegano Severino Cesari-Paolo Repetti, inventori di Einaudi-Stile Libero: "In effetti riceviamo testi di ventenni strettamente legati a linguaggi frantumati, come gli sms, i blog, le e-mail. Va detto che nel 99 per cento dei casi restano generazionali nel senso peggiore del termine». Quindi non vengono pubblicati, chiede il giornalista. «No, anche perché in questo momento proprio non funzionerebbero in libreria".

Foto|Flickr

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