Amici assoluti, di John Le Carré

John Le Carré è considerato giustamente uno dei massimi esponenti della spy story, è infatti autore di libri di enorme successo come La spia che venne dal freddo, per esempio, o Il giardiniere tenace.

Eppure, Amici assoluti (Mondadori, 2003) non è allo stesso livello delle opere che lo hanno preceduto, nonostante abbia proposto i temi più caratteristici dei libri di Le Carré. I movimenti politici scaturiti dal sessantotto e la Guerra Fredda, soprattutto, fino alla guerra in Iraq.

Tra Ted e Sasha nasce un’amicizia, appunto, assoluta. Siamo nella Berlino degli anni sessanta, e il Muro che divide la città, con i simboli che si trascina dietro, è ancora ben saldo. La loro amicizia si protrarrà nel tempo, nonostante si ritrovino a operare come spie divisi proprio da quel Muro che un tempo li aveva uniti.

I due verranno travolti dai giochi di potere scaturiti dallo scontro sotterraneo tra Occidente e Oriente, nel caso specifico tra gli inglesi e quella parte tedesca sottoposta ancora al regime comunista, durante la Guerra Fredda. Non mancano precise analisi politiche, che oltretutto denunciano un futuro ben più peggiore da quello sognato dai due protagonisti.

Ted e Sasha, ormai avanti con l’età, si troveranno più volte a fare i conti con le proprie illusioni, le proprie esperienze e a riflettere sugli ultimi anni di storia che hanno vissuto da protagonisti, anche se nessuno mai riconoscerà il loro operato.

Nel complesso, insomma, un buon libro. I primi due terzi, che raccontano le travagliate avventure di Ted e Sasha ancora ragazzini e poi giovani a Berlino, si leggono con una certa leggerezza e stimolano ad andare avanti. Ma l’ultimo terzo del libro si appesantisce con l’ambizioso progetto dell’organizzazione, presso cui finisce per lavorare Sasha, di minare gli interessi delle multinazionali americane. La trama ne risente, si indebolisce e diviene sempre meno avvincente.

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