Il prossimo inizio di Baricco

ULTIMO si chiamava così perché era stato il primo figlio - e ultimo - aveva subito precisato sua madre, appena ripresi i sensi dopo il parto. Così fu Ultimo. All'inizio sembrava non volerne sapere. Nei primi quattro anni di vita si fece tutte le malattie possibili. Lo battezzarono tre volte: il prete non riusciva a dare l'estrema unzione a una cosa così piccola, con quegli occhi vispi: per cui ogni volta optava per il battesimo, tanto per non tornare senza aver sacramentato.

- Male non farà.

In effetti Ultimo ne uscì sempre vivo: piccolo, secco, bianco come uno straccio, ma vivo. C'ha il cuore forte, diceva il padre. C'ha culo, diceva la madre. Per cui era vivo quando, all'età di sette anni e quattro mesi, nel novembre del 1904, il padre lo portò nella stalla, gli indicò le ventisei mucche da latte che erano tutta la sua ricchezza, e gli comunicò che non doveva ancora dirlo alla mamma, ma stavano per liberarsi, una volta per tutte, di quella montagna di merda. Fece un ampio gesto, piuttosto solenne, che abbracciava l'intero locale, scuro e puzzolente. Poi scandì molto lentamente: - garage Libero Parri. Libero Parri era il suo nome. Garage era una parola francese che Ultimo non aveva mai sentito prima. Lì per lì penso che dovesse significare qualcosa come "allevamento" o tutt'al più "latteria". Ma non capiva la novità.



Sarà questo l'incipit del prossimo libro di Alessandro Baricco, che regala con altri 19 scrittori e 4 sceneggiatori il proprio contributo ad INIZI, un libro edito da Fandango per raccogliere fondi da devolvere al VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, per la realizzazione del progetto "Bambini in Sri Lanka: ricostruiamo l'allegria".

Inizi nobili, questi.

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