L'officina dell'outsider, di Gianluca Parravicini

"Scrivere è impugnare la mente, pugnalare il cuore, e asciugare tutt'intorno".

Il Parra, forse per lieve assonanza fonetica, mi ricorda il Kabra, protagonista del romanzo-rivelazione di Gianluca Morozzi, "Despero" (ed. Guanda). Una testa con dentro tante domande, a cui nessuno vuole rispondere: perchè Zanna non parla mai dei suoi genitori? E perchè Sarah si mette sempre con i ragazzi sbagliati (e cioè mai con il Kabra medesimo?).

Anche il Parra, Gianluca Parravicini, lascia noi che leggiamo i suoi racconti raccolti in "L'officina dell'outsider" (e scaricabili su Lulu) con tante domande in testa.

Perchè tu e tua madre, Parra, siete diventati due corpi "estranei che temono per sempre il contatto"? E chi era davvero suo padre, quel tipo "non troppo basso, non troppo grasso...buon capofamiglia, tifoso.. e gestore dell'economia famigliare"?

Ti senti tradito dalla promessa di un "sempre" perchè le persone che ami sono cambiate e andate via, e tu no, eterno outsider dal fisico "rigido come un cartello stradale", che nella vita "sono solo capace di essere alto", che come i pinguini sei goffo nella terra della parola detta ma scattante nel mare di quella scritta.

Tu, che pensi che "la solitudine ringiovanisce del tuo invecchiare", ma che sai immaginare anche la storia di una ragazza che vede nascere un bambino che diventerà suo marito.

Sei nudo in quello che scrivi, Parra, i tuoi racconti sono schegge di te, che di notte non dormi per le troppe parole inesplose di cui sono pieni i libri che ti assediano la stanza. Tu, che solo in autostrada riesci a far scorrere i pensieri.

E ora, prendi le tue schegge di verità e narraci finalmente la tua storia. Tutta intera.

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