Libri in edicola: un boomerang?

Qualche tempo fa è arrivata a Booksblog una lettera aperta da parte di un edicolante, Carlo Monguzzi, componente della Giunta Nazionale dello Snag Confcommercio, che spiegava la crisi della lettura in Italia dal punto di vista della sua categoria.

"Ci sono numerosi modi per coltivare la cultura o l'arte. L'insegnamento in tenera età o il desiderio di scrivere e apprendere, che generalmente ti colpisce nel momento delle scelte. Ecco. Le manovre di marketing - ci scrive - vanno e andranno ad impoverire i futuri scrittori che si vedranno costretti a scelte che nulla hanno a che fare con la cultura dello scrittore.

Questo alla fine impoverisce anche chi legge. Il taglio dello scrittore, rende monco anche il lettore pur non consapevole dell'accaduto. Ho un'altissima considerazione del pensiero altrui e del modo di esprimerlo. Mi piace il confronto e l’espressione delle idee, non amo chi ruba l’immaginazione altrui e la manipola".

Per saperne di più lo abbiamo intervistato.

Dottor Monguzzi, lei ci ha scritto: "i libri più sparuti del mondo letterario" e "le opere più significative vengono ridotte ad una sorta di regalo senza senso. Gente che chiede di Ungaretti come se acquistasse il Tex Willer". Ecco, il nodo centrale e interessante della sua mail mi sembra questo: che allegare a panino i capolavori letterari ai giornali, confondendoli con i gadget, abbia avuto il risultato un po' di svalutare questi capolavori, invece di innescare un processo di lettura di questi. E' così?
"Vedo che conosce bene il gergo. Panini. In un primo momento questa idea è stata vincente. Tutti si sono fatti la "biblioteca standard" dove qualità e quantità avevano pari diritti di esistere. Parlo delle Universali del Corsera, della Repubblica e via dicendo. Poi mentre il fenomeno delle vendite si riduceva, ci hanno sparato dentro di tutto senza prendere in considerazione che la stampa, la carta, la traduzione, l' ortografia la nitidezza delle immagini, la cura delle stampe, erano importanti".

Questo si traduce, a quanto mi sembra di capire dalle sue parole, nel fatto che in un primo momento l'iniziativa ha dato buoni risultati.
"Il tutto si riduceva nella realtà a delle belle iniziative, che producevano una sorta di acquisto del solo primo numero che costava poco. Per non dire del come venivano inviate le quantità e di come si riducevano le copertine dei libri. E’ anche vero che c’è una scarsa valorizzazione del lavoro dell’edicolante. Comunque ciò nonostante la gente acquistava".

Ciò nonostante mi sembra di capire che secondo lei non si tratti di una strategia vincente.
"Non le posso fare numeri, ma la crisi della stampa con l'avvento dei "collaterali" è effettivamente stata rimandata di qualche anno. Inizialmente non è stato un flop, tutt'altro. Lo è divenuto poi, un pò perchè la gente si era (si è!) stancata delle solite cose,un po’ perché riporre sulle mensole dei libri e non leggerli, occupando spazio, sembra sia una cosa brutta. Questo è il dire dei clienti. Ma dirle che qualcuno abbia mai elogiati i contenuti......"

E oggi allora? Qual è lo zoccolo duro delle vostre vendite?
"La vendita è molto ampia e oggi parlarle di vendite sulla singola pubblicazione è difficile. Gli interessi che animano gli acquisti sono molteplici. Tutti hanno perso copie comunque, senza distinzioni. Per esempio c'è un calo sensibile nella vendita dei quotidiani.

Può dirci almeno in linea generale quali sono i prodotti che vanno meglio?
"Le premetto che traggo conclusioni, affidandomi alla sensibilità e all’esperienza che ho acquisito nel tempo sul mio punto vendita. Ho 47 anni e l'edicolante lo faccio da sempre. Ho ereditato, così si dice. Anche se avrei voluto fare quel che fa lei, la giornalista. Non è semplice fare il profilo della clientela dell’edicola, è troppo variegata. Poi la collocazione della stessa,in periferia, nelle zone intermedie o in centro città, vende in modo molto differente. Non si lasci ingannare dall’ampiezza di un chiosco per definirne le capacità di vendita o altro. Diciamo che può contare ma non è essenziale ai fini statistici".

Cerchiamo allora di fornire qualche dato numerico per dare ai lettori un'idea della concreta ampiezza di questa "crisi" che colpisce anche le edicole?
"Fino agli anni 90 tutto è filato liscio e, pur senza investimenti, il settore rispondeva alle esigenze della società. La carta stampata tirava notevolmente e forti di ciò, gli editori e di conseguenza gli Amministratori locali si prodigavano in una politica di espansione delle edicole Italiane che ha portato oggi a circa 40.000 punti vendita".

E questo, se le vendite calano, è un ulteriore elemento che porta alla crisi.
"Sì, perchè oggi questi punti vendita sono divisi a loro volta in esclusivi (edicole) e non esclusivi (Bar, Librerie, Gdo, ecc.) con tutte le regole legislative del caso. Anche in conseguenza di ciò, ma non solo, oggi siamo in crisi e i problemi sono numerosissimi. Il nostro Accordo Nazionale andrebbe rivisto e il nostro settore rilanciato. Oggi la crisi sembrerebbe attorno ad un 25-30% per punto vendita, che va considerata su di un fattore di guadagno del 18,77%. E' chiaro che con questi guadagni se prima vivevi, oggi per molti di noi la chiusura è scontata. Chiarisco che le parlo di vendite, non di diffusione".

Oggi c'è anche la moda di abbinare due quotidiani al prezzo di uno.
"Mi permetto di indicare anche la tragedia degli abbonamenti, che gli editori convogliano senza scrupoli anche attraverso le nostre edicole, con sconti fino all'80%. La free press che ha inoculato il morbo del tutto gratis e che io chiamo del "copia e incolla", cioè quell'informazione spottistica che non invoglia ad andare "oltre la notizia". E' il gratis in edicola a cui nessuno di noi si può sottrarre in nessun modo".
2)"scrittori o giornalisti "adolescenziali"...cosa intendeva dire?

Secondo la sua esperienza qual è il cliente-tipo della sua edicola? E soprattutto: i giovani cosa comprano?
"Posso dirle che i giovani acquistano pochi quotidiani, che i quarantenni affermati – cioè inseriti a pieno titolo nel mondo del lavoro - spaziano notevolmente dal quotidiano al mensile e che i cinquantenni acquistano volentieri pubblicazioni che approfondiscono temi di politica ed economia. Il cliente forte resta comunque colui che inserito socialmente, usa la conoscenza che deriva dalla notizia per relazionarsi meglio con l’ambiente circostante".

Può darci un "profilo" dei vostri clienti più assidui?
"Ci sono clienti affezionati alla lettura del quotidiano sportivo, di cultura scolastica medio alta, che pur essendo dirigenti affermati (45 – 50 anni) conoscono solo il loro settore e non sono interessati ad altro. Diciamo che questo modello di cliente - se possiamo definirlo così - sta diventando sempre più frequente. A detta di molti lettori se si acquista una pubblicazione di attualità, politica e cultura, si troverà un sacco di pubblicità, un sacco di disgrazie e qualche confronto denigratorio su questo o quell'altro. Pertanto l’interesse all’informazione pura si perde. Ma editorialmente si insiste su questa strada".

La soluzione alla crisi?
"Sindacalmente credo che il settore si possa rilanciare e che con gli opportuni cambiamenti, possa evolversi positivamente e trovare una propria identità commerciale. Cosa mai accaduta e mai ricercata. Ma tempi e modi devono essere indicati in modo sbrigativo e oggi come oggi, gli editori non stanno dimostrando la buona volontà che ci vorrebbe. La Commissione di confronto, composta da Editori, Distributori e Sindacati, cioè quel che si dice la filiera, non si riunisce da mesi. Nonostante noi lo si chieda a chiare lettere, gli editori disattendono. Io mi chiedo, con 40.000 edicole a disposizione, com'è possibile che a nessuno venga un'idea di cosa fare? La crisi non dovrebbe favorire un confronto e l'apertura di un tavolo dove indicare con proposte concrete, un rilancio del settore? Direi di sì".

Lei ci ha anche scritto: "Sto leggendo il libro di Alberto Manguel "La biblioteca di notte" e più scorro le righe e meno credo sia possibile portare tutti a comprendere gli sforzi e i desideri che alcuni tentano di tramandare".
"Le premetto che ho letto 120 pagine, ma ne sono stato colpito da subito. Mentre leggo sento “l’odore dei libri”, sento la loro presenza attorno a me e ne vivo la descrizione come se stessi lì. Saper descrivere e successivamente appassionare il lettore è un dono. Un dono che pochi riescono ad esprimere, ma che alcuni hanno dentro e non sanno far esplodere. Non è facile e molte volte chi “scrive, legge e descrive” è prigioniero di sé stesso, dei propri assurdi limiti e dall’incapacità di sentirsi pronto a dire o a trasmettere “saggezze”. Questo è un libro che parla di Biblioteche e di uomini che le amano o che le hanno amate. L’autore “ama” la sua durante la notte e ne descrive le emozioni e le sensazioni dell’aleggiante spirito notturno".

Quindi il futuro del libro è scritto nelle capacità di chi sa comunicare la passione per la lettura.
"Per risponderle le dirò che io sono un appassionato della vita di S. Agostino e di conseguenza delle sue opere. Ma riesco a leggere la sua grandezza di religioso solo perché conosco che è esperienza di vita,conoscenza, martirio interiore. E anche lui – grandissimo - aveva il dono della comunicazione scritta e dell’oratoria. Le potrò sembrare esagerato nello scrivere, ma questo è il fascino che mi afferra e mi invade quando entro in una libreria, cioè in una Biblioteca".

La soluzione alla crisi delle edicole invece?
"Sindacalmente credo che il settore si possa rilanciare e che con gli opportuni cambiamenti ,possa evolversi positivamente e trovare una propria identità commerciale. Cosa mai accaduta e mai ricercata. Ma tempi e modi devono essere indicati in modo sbrigativo e oggi come oggi, gli editori non stanno dimostrando la buona volontà che ci vorrebbe. La Commissione di confronto, composta da Editori, Distributori e Sindacati, cioè quel che si dice la filiera, non si riunisce da mesi. Nonostante noi lo si chieda a chiare lettere, gli editori disattendono. Io mi chiedo, con 40.000 edicole a disposizione, com'è possibile che a nessuno venga un'idea di cosa fare? La crisi non dovrebbe favorire un confronto e l'apertura di un tavolo dove indicare con proposte concrete, un rilancio del settore? Direi di sì".

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