Nero di luna, di Marco Vichi

Abbiamo conosciuto Marco Vichi grazie a uno dei detective più riusciti: il commissario Bordelli, di cui abbiamo apprezzato la complessità di uomo tormentato, il suo forte legame (anche questo tormentato) con la storia: la Seconda Guerra Mondiale che si era lasciato dolorosamente alle spalle, il boom economico vissuto sempre con distacco e un pizzico di sfiducia.

Adesso, invece, Marco Vichi è tornato in libreria, non con il suo personaggio più famoso, ma con un noir: Nero di luna (Guanda, 2007, pp.248, 15,00 euro).

Emilio Bettazzi, il protagonista, è un giovane scrittore di Firenze che si ritrova ad abitare una cascina in un piccolo paese: Fontenera. Non ci va esclusivamente per questioni artistiche, o per ritrovare l’ispirazione perduta. D’accordo, può darsi che lì riuscirà a scrivere. Il vero motivo, però, è che quella casa a Fontenera l’aveva presa in affitto il suo migliore amico poco prima di morire.

Ma i piccoli paesi, si sa, non sono mai come appaiono: gli abitanti non sono un granché in fatto di ospitalità, molti i personaggi ben connotati, bizzarri e certamente non proprio contenti di avere un ficcanaso tra i piedi. Poi strane, stranissime cose succedono in quel paesino adagiato sulle dolci colline del Chianti: vecchie ville abbandonate dagli uomini e abitate da altre presenze, lupi mannari che forse sono i responsabili di degli animali trovati morti.

Emilio, a dispetto di chi non vuole vederlo ficcanasare, è per sua natura una persona curiosa. Ciò gli consentirà di scoprire cose sconcertanti.

Un libro che si legge d’un fiato, appassionante e leggero, e che al tempo stesso si appropria del ritmo lento della provincia.

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