Un namoro eterno

Ha diciannove anni, è allegra, sveglia, indipendente e, contro la volontà dei suoi genitori, ha deciso di trovare un impiego. Conosce il francese, sa scrivere a macchina e sa anche qualche parola di inglese. E così si è presentata alla porta di una ditta di trapani per un colloquio di lavoro. Mario Freitas da Costa la ascolta, e settantadue ore dopo l’assume. Il primo giorno, davanti alla sua nuova scrivania, Ofélia Queiroz trova un uomo vestito tutto di nero, con gli occhiali, un cappello con la falda alzata ed una cravatta a farfalla. E' Fernando Pessoa che ha già perso la testa per lei. Inizia così il namoro dei due, con sguardi, bacetti e bigliettini. E tante, tantissime lettere d’amore. Ad inizio 1920 la storia tra Ofélia e Fernando corre sulle rotaie dei tram di Lisbona e si consuma dietro una porta. Nel dicembre dello stesso anno, Ofélia decide di mettere un punto, stanca di essere presa in giro dall'insicurezza surreale del poeta.

"Una donna che crede alle parole di un uomo, non è che una povera idiota; se un giorno vedeste qualcuno che finga di portare alle labbra una bevanda avvelenata a causa sua, rovesciategliela velocemente in bocca perchè libererà il mondo da un impostore in più."

Conclude così la sua ultima lettera. Dopo nove anni di silenzio però il singolare scrittore portoghese le invierà una sua fotografia e Ofélia non resisterà alla tentazione di tornare a scrivere lettere.

Nel 2003 la casa editrice Archinto le ha raccolte e pubblicate nel volume Meu Querido Nininho. Da leggere tenendo in mano le Lettere alla fidanzata di Pessoa, edito da Adelphi.

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