Critica della ragion criminale, di Michael Gregorio

Hanno Stiffeniis ora è un giovane magistrato di stanza a Lotingen, un piccolo paese della Prussia, ma nel suo passato da studente è stato allievo del grande filosofo Immanuel Kant.

È il 1804, la Rivoluzione francese è appena passata e Napoleone sta mettendo in pratica le sue mire espansionistiche. Tutti temono che prima o poi Napoleone invada la gloriosa Prussia.

È un inverno straordinariamente rigido e Hanno Stiffenis è rinchiuso nel suo studio a sbrigare piccole faccende, tipiche di un piccolo paese, quando viene interrotto dal sergente Koch. Il sergente ha un messaggio da consegnare: un incarico pervenuto direttamente dal re Federico Guglielmo III.

Che succede? Perché mai il re in persona dovrebbe incaricare un giovane magistrato, senza alcuna esperienza, per risolvere uno dei casi più atroci che si siano verificati a Königsberg, e in tutta la Prussia? C’è stato forse uno sbaglio?

Quattro persone sono morte, in una maniera spaventosa e del tutto inspiegabile. Nessun collegamento tra le vittime. Nessuna traccia. Nessuna arma. Chi è l’assassino? La gente di Königsberg non ha dubbi: il Diavolo. Ma può mai essere una spiegazione plausibile per uno spirito illuminista come quello di Hanno Stiffeniis? Le autorità poi hanno i loro sospetti: i francesi, o spie francesi, oppure simpatizzanti dei francesi o, peggio ancora, terroristi. Sta a Hanno Stiffeniis scoprire la Verità, ricorrendo magari all’aiuto del suo vecchio e malato maestro Immanuel Kant.

Critica della ragion criminale, di Michael Gregorio (Einaudi, 2006) è uno di quei rari libri che vi tiene incollati alle pagine. Scritto e costruito in maniera eccellente: sentirete il freddo, il gelo della neve; l’umidità dell’aria e i vostri vestiti che si scalderanno al fuoco acceso nel camino; sentirete il fango sotto i piedi. Qualsiasi cosa stiate facendo, questo libro la interromperà.

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